L'evasione fiscale maggiore è quella dei Monopoli di Stato secondo una recente inchiesta

Veloce sulla strada quanto nello slalom al fisco il giovanissimo campione a due ruote sembra aver nascosto negli anni un tesoretto da 60 milioni di euro per un’evasione stimata dall’Agenzia delle entrate intorno ai 42 milioni



Veloce sulla strada quanto nello slalom al fisco il giovanissimo campione a due ruote sembra aver nascosto negli anni un tesoretto da 60 milioni di euro per un’evasione stimata dall’Agenzia delle entrate intorno ai 42 milioni.

Applicando le sanzioni massime previste, si arriva alla bella sommetta di 112 milioni.
Non solo mafia e soliti ignoti evadono le tasse dunque. Valentino Rossi avrebbe fino al 2002 presentato un condono fiscale automatico, pagando circa 100 euro. Questo in Italia. Poi c’è la Gran Bretagna, dove ufficialmente il campione risiede. Nel 2001, ha dichiarato un reddito di 825 mila euro. Un milione nel 2002, 650 mila euro nel 2003, versati a Valentino dalla Footy Limited, società britannica che, guarda caso, ha la sede al 32 di Sackville street, a Londra, stesso indirizzo della sua Great White London (GWL). La Footy ltd risulta amministrata da un cittadino britannico ma residente a Dubai, località del Golfo persico di gran moda e dal regime fiscale ancora più blando di quello londinese. Il problema è che gli 007 dell’Agenzia, dopo mesi di accertamenti, avrebbero ricostruito una fitta rete di relazioni con la madrepatria. A cominciare dalle otto automobili, assicurate tutte a Pesaro e intestate a lui o comunque a lui riconducibili. Oltre allo yacht, un Pershing a bordo del quale si fatto pizzicare qualche volta anche dai paparazzi (v. articolo).

Il contenzioso col fisco inizia nel 2000, con il trasferimento della residenza a Londra. In quell’anno, il fisco accerta compensi dai vari sponsor per 6 milioni di euro, che diventano 7,2 nel 2001, poi 12,6 milioni nel 2002, 12,1 nel 2003 fino a i 20,8 del 2004. Una fitta rete di coperture fiscali, prestanome e conti all’estero complicano e aggravano la situazione del “doctor”.

Se ci sembra uno scandalo che un signorino talentuoso possa prendersi gioco dello stato con tale leggerezza rischiando anche di farla franca proviamo a prendere in considerazione l’inchiesta dei due giornalisti del Secolo XIX di Genova, Menduni e Sansa, che denunciano da tempo le imposte non pagate dai Monopoli di Stato. Trattasi nientemeno che di 98 MILIARDI DI EURO. Si tratta di un business, quello delle slot machine, sommerso sotto tonnellate di tangenti e favori.
Dove sono finiti questi soldi? Ai partiti, alle Mafie, a privati cittadini? Tangentopoli in confronto sembra una barzelletta e Valentino Rossi un bambino che ha rubato le caramelle (v. Beppe Grillo).
Le società concessionarie delle slot machine, da quanto emerge dalla lettera di Menduni e Sansa al signor Tino, direttore dei Monopoli di Stato, avrebbero evaso l’equivalente di 1.000 Canadair per spegnere gli incendi, di 500 ospedali ristrutturati o addirittura di 4 olimpiadi!!

Una lettera scottante quella dei due giornalisti che denuncia come questo tesoro sarebbe stato regalato alle società che gestiscono il gioco d’azzardo legalizzato, di natura provatamente mafiosa. Nei consigli di amministrazione di alcune di queste società infatti siedono uomini appartenenti a famiglie legate alla Mafia. Insomma, lo Stato italiano invece di combattere Cosa Nostra le avrebbe regalato decine di miliardi di euro.

Nessuna smentita ha fatto chiarezza sull’inchiesta, confermando i leciti sospetti di truffa ai danni dello Stato ad impianto mafioso con gravi e prolungate collusioni con il mondo politico. “I monopoli infatti gestiscono il commercio del tabacco e del gioco d’azzardo legalizzato. Insomma, un tesoro, su cui i partiti si sono lanciati da anni: An ha suoi rappresentanti proprio nei consigli di amministrazione delle società concessionarie delle slot machine, mentre le federazioni dei Ds sono proprietarie di molte sale Bingo” (v. lettera completa).

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il