BusinessOnline - Il portale per i decision maker






Referendum trivelle 2016: perchè votare sì o votare no. Puntare dritto sulla realtà dei fatti, sfatare falsi miti

Il referendum sulle trivelle è argomento di discussione ma manca il necessario grado di conoscenza della posta in gioco.




Non c'è dubbio che la materia di questo referendum può mettere in difficoltà gli elettori poiché non è chiaro quale sarà l'impatto della decisione e in che misura le trivelle incidono sia sulla vita di tutti i giorni in termini energetici e sia sull'ambiente. E così tra spauracchi e minacce più o meno velate a dominare può ragionevolmente essere l'incertezza. Quel che appare chiaro è come al contendersi la vittoria finale non siano il comitato del sì o quello del no, ma quello del sì e gli astensionisti. Quest'ultimi, infatti, non recandosi alle urne renderebbero più complicato il raggiungimento di quel quorum necessario per la validità del referendum.

Ma cosa accaderebbe concretamente se vincesse il sì con tanto di quorum? La data da segnare sul calendario è quella del 2034. Entro quell'anno gli ultimi pozzi nel Canale di Sicilia saranno chiusi ovvero non ci saranno più impianti di estrazione per gas e petrolio entro le 12 miglia. In buona sostanza, scaduti i termini delle concessioni termineranno le attività. In parallelo è previsto un termine ultimo anche per le attività di ricerca. Sono 44 su 69 totali quelle interessate. Più precisamente 33 per giacimenti entro le 12 miglia, altre 11 che vi ricadono in buona parte. Le piattaforme sono 90. In 18 anni arriverebbero a definitiva chiusura e non andranno avanti fino a esaurimento risorse.

All'opposto, se dovesse vincere il no, c'è sempre un numero da ricordare, ma questa volta non è un data la distanza degli impianti di trivellazione dalla costa: 12 miglia marine. Il voto del 17 aprile riguarda le concessioni per la ricerca e l'estrazione di gas e petrolio in mare entro questa distanza. Più esattamente coinvolge solo le piattaforme esistenti e non future esistenti. In pratica se vince il no o se il referendum non raggiunge il quorum le piattaforme lavoreranno finché sotto ci sarà gas o petrolio ovvero finché tutto sarà estratto.

Il comitato del sì fa anche notare che il contributo delle attività estrattive entro le 12 miglia è pari al 3% dei consumi di gas e meno dell'1% di petrolio: quantitativi bassi per i fini energetici. A suo dire, il contributo energetico è compensato dal calo dei consumi in atto e non comporta alcun aumento di importazione. Non dare scadenza temporale alle concessioni, spiega, vuole anche dire lasciare nel mare piattaforme e pozzi a tempo indeterminato. Questo aumenterebbe il rischio di incidenti. E poi, fa notare, non sarà il referendum a mettere a rischio i posti di lavoro del settore di estrazione di petrolio e gas, comparto già in crisi da tempo: il 35% delle compagnie petrolifere sarebbero a rischio fallimento visto il crollo del prezzo del petrolio.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il