Referendum Trivelle votare sì, votare no

Referendum Trivelle votare sì, votare no o astenersi. Spiegazioni su studi pericolo terremoti

Cosa votare al referendum di domenica prossima sulle trivelle e i problemi eventuale delle trivelle che potrebbero scatenare terremoti



Mancano solo tre giorni al referendum sulle trivelle: domenica 17 aprile, infatti, dalle 7 alle 23 si vota per decidere se continuare con le trivellazioni a mare, e quindi continuare ad estrarre idrocarburi entro le 12 miglia marine, o dire stop alle trivellazioni entro le 12 miglia marine, abolendo le norme oggi in vigore che permettono alle piattaforme petrolifere che hanno già ricevuto le concessioni di trivellare fino ad esaurimento giacimento. L’Italia è piuttosto spaccata sull’argomento, tra coloro che sostengono il fronte del sì, cioè lo stop alle trivelle, da associazioni ambientaliste, a comitati no tav, a vescovi e alcune forze politiche; e coloro che sostengono il fronte del no, come premier, industriali e alcuni partiti, e che chiedono che le trivellazioni a mare continuino.

Tanti i motivi che dividono su coosa votare al referendum e, tra questi, insieme al problema del rischio inquinamento, da tanti temuto, da altrettanti scongiurato, quello di modifiche dei fondali che a furia di essere trivellati potrebbero portare addirittura al sorgere di terremoti. La criticità dei rischi sismici è stata affrontata da diversi esperti del settore e tecnici  per alcuni, infatti, potrebbe esserci un collegamento reale tra lavori di trivellazioni e terremoti. Secondo alcuni ricercatori, infatti, i terremoti potrebbero essere causati dalle trivellazioni per l'estrazione di petrolio e gas e a conferma di questi nessi sono stati citati particolari eventi, come quelli accaduti in California dove, per esempio, negli anni '80, scosse di terremoto del sesto grado della scala Richter sono state ricondotte ad attività di estrazione petrolifera.

Il principio di questo fenomeno è semplice: l'installazione delle piattaforme deve raggiungere metri e metri di profondità, penetrando fin sotto la crosta terrestre, e i continui movimenti delle pompe potrebbero causare continue scosse che, con il passare del tempo, potrebbero rendere sempre più deboli i fondali fino alla nascita di veri e propri terremoti. Ma, precisano gli stessi ricercatori, non si tratta di una conseguenza ovvia alle trivellazioni, dipende chiaramente dalla geologia di terra e fondali. Tuttavia, considerando che l'Italia è molto fragile da questo punto di vista, sarebbe bene, consigliano gli esperti, limitare o abolire del tutto le trivellazioni nei nostri mari.

Inoltre, bisogna considerare che causa di terremoti potrebbero essere non solo le trivellazioni ma anche i lavori dei pozzi di reiniezione, dismessi ma usati per reiniettare, appunto, per reiniettare le sostanze di scarico delle trivellazioni nel sottosuolo, e ad alta pressione, scuotendo così gli equilibri del sottosuolo. Il legame tra trivellazioni e terremoti è stato riconosciuto anche dallo Stato dell'Oklahoma: secondo  il Dipartimento dell’Energia e dell’Ambiente dello Stato dell’Oklahoma, infatti, la reiniezione delle sostanze di scarico nel sottosuolo induce lo scatenarsi di terremoti. Per l’Oklahoma Geological Survey i siti di reiniezione di materiale di scarto possano causare la sismicità indotta, rischio confermato dal fatto che la maggior parte dell’attività sismica nel Paese è stata riscontrata proprio nel territorio dello Stato dove sono stati condotti maggiorilavori di reiniezione.



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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il

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