Referendum Trivelle: tutto quello da sap

Referendum Trivelle: tutto quello da sapere per votare sì o no tra. Spiegazioni e motivi economici, inquinamento, geologici

Un referendum controverso e pretestuoso quello di domenica sulle trivelle: cosa si vota, perché votare sì o no e le diverse posizioni



Un referendum pretestuoso secondo l'ex presidente della Repubblica Napolitano, incertezza tra i vescovi e nella Cei, dubbi tra i sì e i no anche da parte di geologici, studiosi e ricercatori e premier Renzi e alcune forze politiche fermamente schierati sul fronte del no e che invitano anche i cittadini ad astenersi dall'andare a votare: il referendum sulle trivelle che domenica 17 aprile chiamerà a votare milioni di italiani, dalle 7 alle 23, divide e lascia aperte ancora diverse questioni. La domanda del referendum, in particolare, riguarda l’abrogazione dell’articolo 6, comma 17, del Codice dell’ambiente che regola le estrazioni di idrocarburi entro dodici miglia marine dalle coste italiane. Visto che si tratta di un referendum abrogativo, se non fosse raggiunto il quorum del 50% più uno,  le attuali norme resterebbero inalterate, al contrario, appena scadute le concessioni date, le trivelle a mare si fermeranno.

E’ piuttosto controverso capire cosa risulterà dall’esito del referendum, dalla questione inquinamento ai problemi economici e occupazionali. Nonostante gli stessi promotori del referendum abbiano spiegato che  le piattaforme italiane non possono causare disastri ambientali simili a quello che si verificò nel Golfo del Messico nel 2010, temono comunque rischio di inquinamento che possano alterare l'ambiente marino, senza considerare che le piattaforme a mare rovinano comunque il paesaggio danneggiando il turismo, a loro dire. Di contro, il fronte del no, in tal senso, spiega che dalle spiagge dove vive il turismo le piattaforme non si vedono nemmeno e inoltre il rischio inquinamento non sussisterebbe visto che sulle piattaforme per l’estrazione di petrolio e gas dal mare si lavora in piena sicurezza.

Inoltre, considerando che il referendum chiede lo stop delle trivelle solo collocate entro le 12 miglia marine, sarebbe inutile pensando all’inquinamento che potrebbe essere causato anche da incidenti su piattaforme che si trovano ad appena 13 miglia dalla costa. Se dovesse vincere il sì, le attuali concessioni non potranno essere rinnovate e non si potrà più estrarre gas e petrolio fino ad esaurimento giacimento. In caso contrario, le trivellazioni continueranno. Ma non sarebbe un male, nemmeno secondo alcuni studiosi e geologi, secondo cui i nostri mari non corrono rischi di disastri ambientali, né tanto meno di terremoti.

Ma su quest’ultimo punto le posizioni sono piuttosto diverse: se c’è infatti chi rassicura sulla inesistenza di correlazioni tra trivellazioni a mare e terremoti, ci sono anche studiosi che un nesso tra questi due fenomeni lo hanno spiegato, precisando, però, che a provocare eventuali terremoti più che le trivellazioni in loro sono le re iniezioni dei materiali di scarto nel sottosuolo.

Lo stop alle trivelle a mare, e la conseguente riduzione dell'estrazione di idrocarburi dai nostri giacimenti, porterebbe poi a incrementare le trivellazioni oltre le 12 miglia marine ma anche a importare petrolio e gas necessari dall’estero, pagando costi ingenti e provocando, anche in tal caso, quel minimo inquinamento che gli ambientalisti contestano, perché aumenterebbe il numero di petroliere che transitano nei nostri mari, con tutti i problemi di inquinamento che ciò comporta. E a questi problemi si aggiungono anche quelli lavorativi che interesserebbero le migliaia di posti di persone impiegate tra diretti e indotto e per cui non è previsto alcun piano alternativo di impiego.

Per capire quanto effettivamente il lavoro delle trivelle possa essere utile o inquinante, basterebbe guardare a quanto hanno fatto altri Paesi che sono in generale particolarmente attenti all’ambiente, come la Norvegia, che si distingue per i suoi lavori di tutela e salvaguardia di paesaggio e ambiente ma che è, allo stesso tempo, il principale produttore europeo di petrolio. Pur sapendo che è necessario abbandonare le fonti fossili per passare alle energie rinnovabili, la Norvegia è consapevole del fatto che non si stratta di un passaggio semplice e rapido, per cui nel frattempo opera in totale sicurezza nell’estrazione di idrocarburi, segno che si possono estrarre petrolio e gas pur con un occhio all’ambiente.



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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il

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