BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie il part time non è la soluzione. Come funziona e tutti i limiti. Attesa quota 100, mini pensioni, quota 41

Le novità pensioni introdotte dall'esecutivo con la manovra non sono in grado di dare un nuovo volto alla previdenza italiana.




Scatta una delle poche misure nell'ambito delle novità pensioni introdotte con la manovra di fine anno. In particolare, i lavoratori del settore privato che maturano il requisito per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 potranno andare in part time agevolato riducendo l'orario in una misura tra il 40% e il 60%. Tutto ciò insieme all'accredito figurativo della contribuzione mancante e l'erogazione in busta paga da parte del datore di lavoro di una retribuzione pari a circa i due terzi di quella ordinaria. Riassumendo, i requisiti dei destinatari sono lavoratori del settore privato, contratto a tempo indeterminato, orario pieno, requisiti minimi per la pensione di vecchiaia (20 anni di contributi), requisito anagrafico maturato entro il 31 dicembre 2018.

Come funziona e come richiedere il part time mantenendo gli stessi contributi del lavoro a tempo pieno? Il primo passaggi oè la richiesta all'Inps della certificazione dei raggiunti requisiti contributivi e anagrafici. Quindi l'Inps rilascia la certificazione e lavoratore e azienda stipulano un contratto a tempo parziale agevolato. Infine il contratto indica la riduzione dell'orario di lavoro e dura dalla data di maturazione del beneficio al raggiungimento dell'età della pensione di vecchiaia. Un provvedimento che non è certamente in grado di dare un nuovo volto al sistema previdenziale sia per i pochi lavoratori coinvolti e sia perché funziona secondo la logica che chi prima arrive meglio alloggia. Senza tenere conto dei costi alti per le aziende.

Alla base di questi limiti, che non fanno ben sperare nella prospettiva di introdurre la varie ipotesi di quota 100, mini pensioni, quota 41, c'è la poca disponibilità economica nelle casse dello Stato. E le prospettive non sono incoraggianti. Il debito italiano salirà nel 2016 al 133% del Pil. Lo ha ribadito, solo per citare le ultime notizie, l'Fmi che ha fornito i dati sull'andamento dei conti italiani fino al 2021. Il Fondo stima quest'anno un deficit al 2,7%. Il debito inizierà poi a calare, scendendo sotto quota 130% nel 2018. Atteso anche un calo del deficit, che nel 2019 sarà allo 0,2%. Le previsioni del governo puntano invece a un lieve calo del rapporto tra debito e Pil.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



pubblicato il