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Referendum trivelle domande e risposte, spiegazioni, guida voto scienziati,economisti,ambientalisti se votare sì o no,astenersi

Informazioni, chiarimenti e questioni ancora aperte sul referendum sulle trivelle di domenica: orari di apertura seggi e cosa scegliere




Il premier Renzi dice no al referendum sulle trivelle, l’ex presidente della Repubblica Napolitano ritiene che si tratti di un referendum pretenzioso, alcuni partiti politici invitano a non votare, per evitare che si raggiunga il quorum, mentre associazioni ambientaliste, comitati no Triv e diverse forze politiche sostengono con forza il no.

Cosa prevede il referendum di domenica e quando si vota?

Il referendum di domenica 17 aprile chiede se si vuole che le trivellazioni a mare per l’estrazione di idrocarburi proseguano fino ad esaurimento giacimento o se devono essere fermate una svolta scadute le concessioni già date alle società petrolifere che lavorano entro le 12 miglia marine. Per votare no alle trivelle bisogna barrare la casella del Sì, mentre per sostenere i lavori di estrazione di gas e petrolio anche oltre la scadenza delle concessioni bisogna barrare la casella del No. Si vota solo nella giornata di domenica dalle 7 alle 23 e bisogna presentarsi presso il seggio della propria zona con carta di identità e tessera elettorale.

Quali sono le problematiche ambientali delle trivelle a mare?

Divisi tecnici e scienziati sugli effetti ambientali delle trivelle. Secondo alcuni, infatti, le trivelle sarebbero abbastanza sicure, completamente diverse, nelle strutture e nel funzionamento, da quelle che operavano  nel Golfo del Messico dove si verificò un vero e proprio disastro ambientale. Si tratta infatti si piattaforme continuamente sottoposte a controlli e che una volta installate, anche se in profondità di parecchi metri sotto la crosta terrestre, non provocherebbero rischi, come sostengono alcuni, di terremoti. Secondo altri ricercatori, invece, esiste un collegamento tra trivellazioni e terremoti, dovuto non proprio all’attività di estrazione degli idrocarburi dal mare quanto dai lavori di reiniezione dei materiali di scarto nel sottosuolo. Inoltre, da alcuni dati Ispra è emerso che nei sedimenti degli impianti, nel 75% dei casi è presente almeno una sostanza inquinante oltre i limiti di legge, il che significa che l’inquinamento temuto dagli ambientalisti no deriverebbe solo da un possibile sversamento di greggio in mare, ma anche dalle stesse operazioni delle trivelle che hanno impatto sull’ecosistema marino a causa dell’accumulo di metalli pesanti, come il mercurio, che facilmente possono entrare nella catena alimentare.

Quali sarebbero le conseguenze dell’esito di un sì o un no al referendum sulle trivelle?

Se si dovesse raggiungere il quorum, vale a dire il 50% dei voti più uno, e dovessero vincere i sì le trivelle che lavorano entro le 12 miglia marine smetterebbero di estrarre idrocarburi, portando alla necessaria importazione di parte di gas e petrolio che servirebbero per approvvigionare il nostro Paese; provocando problemi occupazionali per le migliaia di persone che lavorano sulle piattaforme di estrazione di petrolio e gas e che non avrebbero un piano B da sfruttare; e lasciando aperta la questione sullo smantellamento delle stesse piattaforme, visto che non esiste un piano preciso e messo a punto per la loro dismissione. La vittoria dei sì sarebbe, tuttavia, una grande conquista per gli ambientalisti e la tutela del nostro paesaggio e patrimonio marino. Secondo alcuni economisti, però, la vittoria dei sì, per i problemi di lavoro e di necessaria importazione detti, comporterebbe notevoli spese che al momento il nostro Paese non sarebbe in grado di sostenere. Se, invece, dovessero vincere i no, tali problemi non si porrebbero perché tutto continuerebbe come oggi e fino ad esaurimento delle risorse da estrarre non ci sarebbe bisogno di essere dipendenti energeticamente da altri Paesi.

Quanto potrebbe servire lo stop alle trivelle nel passaggio alla produzione esclusiva di energia rinnovabile?

In caso di vittoria dei sì che, secondo gli ambientalisti, significherebbe spingere il nostro governo a mettere a punto piani di produzione di energia da fonti rinnovabili, non è scontato che tale cambiamento avvenga e, soprattutto, non in tempi brevi. E’ vero infatti che la produzione di energia da fonti pulite e la nuova spinta alla green economy in tal senso potrebbero creare notevoli effetti benefici all’ambiente e creare nuovi posti di lavoro, se ne stimano 100 mila, ma non si tratterebbe di risultati immediati. Mancano infatti non solo i soldi necessari da investire per realizzare eventuali progetti per energia rinnovabile ma un programma di lavoro in tal senso, per cui stoppare oggi le trivelle non significa che da domani l’Italia sarà pronta a produrre solo energia rinnovabile.   

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il