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Referendum trivelle: perché votare sì o votare no. Dove trovare cosa sapere sui migliori siti web

Siamo alle battute finale prima del referendum sulle trivelle di domenica 17 aprile 2016. Ecco dove approfondire le posizioni del sì e del no.




Il punto di partenza per capire qual è l'oggetto del referendum sulle trivelle di domenica 17 aprile 2016 è il comma 239 dell'articolo 1 della manovra finanziaria. Viene stabilito che il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare si conferma nel mare entro 12 miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno di aree marine e costiere protette. Sono fatte salve le autorizzazioni già concesse. Le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e stoccaggio sotterrane di gas naturale diventano di pubblica utilità e le autorizzazioni comprendono la relativa dichiarazione.

In buona sostanza il fronte del sì (le cui posizioni possono essere approfondite anche sui siti wwf.it, legambiente.it, greenpeace.org, fermaletrivelle.it) chiede il rispetto della scadenza dei tempi delle concessioni, quello del no (nonsprecareenergia.it) il mantenimento della concessione fino all'esaurimento delle risorse prelevabili.

Stigmatizzando la politicizzazione del referendum, il Fondo ambientale italiano, la cui posizione dettagliata e l'attività svolta sono consultabili sul sito fai.it, è tornato a rinnovare le ragioni del proprio sì: il forte impatto ambientale, piattaforme obsolete, e quindi inquinanti; una direttiva europea che stabilisce solo in via eccezionale la possibilità di elargire proroghe allo scadere delle concessioni; la relativa esiguità del gas e del petrolio estraibile rispetto al fabbisogno nazionale.

Uno dei principali punti di discussione riguarda l'impatto sull'occupazione nel caso di vittoria del sì. Per le società petrolifere sono a rischio 11.000 posizioni, per gli ambientalisti non sarà il referendum a mettere a rischio i posti di lavoro del settore di estrazione di petrolio e gas, comparto che viene dato in crisi da tempo. Il 35% delle compagnie petrolifere, osserva Legambiente, è già ad alto rischio fallimento, visto il crollo del prezzo del petrolio. Se vince il sì "possiamo dare gambe alle rinnovabili, raggiungendo i risultati della Germania con 400.000 occupati nel settore".

In ogni caso, agli elettori che si recheranno alle urne sarà sottoposta la seguente domanda: Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo, del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale", come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)", limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale"?

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il