BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie su quota 100, mini pensioni, quota 41 prioritari così come la salvezza delle pensioni a forte rischio

L'aumento del disagio sociale implica la previsione di novità pensioni in tempi brevi e c'è una data da non dimenticare.




Continuano a essere sfornati a ritmo quasi quotidiano i rapporti sulle pessime condizioni del sistema previdenziale italiano che richiamano la conseguente necessità di apportare novità pensioni in tempi brevi. Al di là della pur comprensibile difficoltà economica, c'è da fare i conti con un disagio sociale rispetto al quale occorrono evidentemente risposte forti e in tempi stretti.

Il punto è che tra le novità pensioni degli ultimi tempi c'è poco da segnalare, se non il via libera dall'Istituto nazionale della previdenza sociale alla circolare che disciplina l'indennizzo per il congedo concesso alle donne vittime di violenza di genere. L'indennità è erogata alle dipendenti del settore privato. Il congedo spetta per un periodo massimo di 3 mesi e va utilizzato entro i 3 anni dalla data di inizio del percorso di protezione certificato. Poi si sta ancora discutendo sulla rimodulazione del fondo indigenza, ma le tante soluzioni sulla staffetta generazionale per consentire il ricambio nei posti di lavoro, così come quelle per facilitare l'uscita un po' prima rispetto ai requisiti ora in vigore, da quota 100 alle mini pensioni, sono rimaste lettera morta.

Decisamente interessanti, in ottica di novità pensioni da introdurre, sono le proiezioni del quotidiano La Stampa che indicano nel 2030 l'anno in cui il sistema previdenziale potrebbe implodere e i conti dell'Istituto nazionale della previdenza sociale andare in tilt. Perché proprio quest'anno? Perché è quello in cui andranno in pensione "i figli del baby boom, cioè i nati nel meraviglioso biennio 1964-65, quando l'Italia nel pieno miracolo economico partorì oltre un milione di bambini". Da quel momento in poi sarebbero da mettere in conto 5 anni di difficoltà, a meno che non si registri una straordinaria ripresa del Paese, oltre le migliori aspettative.

La spesa per le pensioni in Italia continua a salire e lo scorso anno ha superato la soglia dei 261 miliardi di euro, 4 miliardi di euro in più rispetto all'anno prima e senza contare l'impatto degli assegni sociali o di invalidità. A gonfiare il dato, con 2,2 miliardi di euro, ha contribuito la restituzione degli arretrati per la mancata indicizzazione. Lo Stato, solo per il 2015, ha tirato fuori 261,470 miliardi di euro per far fronte al pagamento delle pensioni, da quelle di vecchiaia a quelle di reversibilità. I cosiddetti assegni ai superstiti hanno superato i 43 miliardi di euro. A lanciare l'allarme sui dati non è stata di recente solo la Cgia di Mestre, ma anche lo stesso presidente dell'Istituto.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il