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Pensioni ultime notizie su quota 100, mini pensioni, quota 41 preoccupazione Governo Renzi per chi ha votato referendum trivelle

Cosa significa l’esito del referendum sulle trivelle e quali conseguenze potrebbe avere per novità pensioni e altre questioni cruciali per il governo: la situazione




Se ne parla da ieri ed effettivamente la polemica nata intorno al referendum sulle trivelle che si è tenuto domenica 17 aprile ha diverse motivazioni e diversi protagonisti: da una parte premier e forze politiche che lo hanno sostenuto nella sua campagna di invito all’astensionismo e che vedono nel non raggiungimento del quorum una sorta di vittoria, dall’altra, ambientalisti, consigli regionali che hanno promosso e partiti schierati sul fronte del sì all’abrogazione dell’attuale norma che prevede le trivellazioni a mare fino ad esaurimento giacimento, secondo cui, invece, i risultati del referendum non possono essere visti come una vittoria per l’esecutivo. E il motivo è piuttosto semplice: stando alle ultime notizie, infatti, il quorum del 50% più uno dei voti non è stato raggiunto perché gli italiani che si sono recati a votare sono stati pochissimi.

Tra coloro che, però, lo hanno fatto, ha vinto il sì: milioni di italiani volevano l’abrogazione dell’attuale norme sulle trivelle con conseguente stop una volta scadute le attuali concessioni, il che significa che i cittadini sono dalla parte del blocco delle trivelle, ma non sono stati sostenuti dai numeri. Come si può definire, dunque, una mancanza di coscienza da parte dei cittadini una vittoria per l’esecutivo? Se tutti, come diritto e dovere di ognuno avessero votato, probabilmente tra qualche tempo le trivelle a mare entro le 12 miglia sarebbero scomparse e questa posizione è solo l’ennesima che dimostra il malcontento degli italiani nei confronti della politica dell’esecutivo.

E’ chiaro come premier e partiti che lo hanno sostenuto, pur avendo in questi due giorni parlato di un successo, sono consapevoli della situazione e preoccupati per ciò che i risultati potrebbero significare per altre questioni e le ripercussioni che potrebbero avere. Il malcontento dei cittadini, infatti, è più volte emerso anche in riferimento ad altre questioni cruciali, come il nulla di fatto finora per novità per le pensioni necessarie per cambiare la legge attuale che nessuno vuole; ma anche per occupazione, tasse e corruzione. Sarebbero infatti questi i temi che maggiormente interessano ai cittadini, come emerso dagli ultimi sondaggi.

Da questi stessi sondaggi è anche emerso che a sostenere e chiedere con forza novità per le pensioni, come mini pensione, quota 100, quota 41 ma anche assegno universale,non sono soltanto lavoratori e pensionandi, che continuano a vedersi allontanare l’età pensionabile a causa delle norme previdenziali in vigore e l’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, ma anche i giovani di oggi, fortemente preoccupati di quello che potrebbe essere il loro futuro pensionistico. Alcuni ritengono addirittura che questa prospettiva di pensione non ci sarà mai, cosa che al momento sembrerebbe molto probabile. Considerando che solo tra poco più di un mese si terranno le elezioni amministrative e che i sondaggi di oggi non vedono il partito di Renzi ben piazzato nelle grandi città come Milano, Roma e Napoli, quale migliore occasione di mettere a punto piani e novità per le pensioni, da rendere però effettivi? L’intenzione ci sarebbe, tanto che lo stesso premier per riconquistare voti, ha già annunciato anticipo del taglio delle tasse e decreto per il bonus di neo 18enni, ma per le novità per le pensioni la strada sembra più difficile.

Mancano le risorse economiche, la difficoltà sta nel recuperarle in tempo per trasformare quelle proposte di cui si discute ormai da due anni in realtà. Per recuperare soldi bisognerebbe o aspettare la nuova valutazione europea e la concessione eventuali di nuovi soldi, che tuttavia sarebbero temporanei per cui non potrebbero portare a cambiamenti definitivi dell’attuale legge pensioni ma solo a modifiche temporanee, per cui potrebbero tornare in ballo i metodi sperimentali di uscita prima, o applicare prima cambiamenti negativi, come tagli a baby pensioni, pensioni di invalidità, detrazioni fiscali, ma anche divisione tra assistenza e previdenza, per poi procedere con la messa a punto e l’approvazione di novità positive per le pensioni. Sarebbe anche quest’ultimo un logico piano di lavoro ma considerando che si partirebbe da tagli, difficilmente i cittadini potrebbero, in questo momento di crisi, capire se sono necessari per successivi cambiamenti positivi per tutti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il