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Pensioni ultime notizie calcolo, esempi metodi per uscire prima ufficiali. Per chi, come funzionano, quando andare pensione prima

I sistemi di uscita prima allo studio dell’esecutivo per definire novità pensioni concrete alla luce degli ultimi dati e delle ultime previsioni. Cosa prevedono




Andare in pensione prima a fronte di penalizzazioni: le ultime notizie dell’allarme sul futuro pensionistico dei giovani di oggi e in particolare dei ragazzi classe 1980 che potrebbero andare in pensione addirittura a 75 anni, come previsto dal presidente dell’Istituto di Previdenza, confermano l'intenzione dell'esecutivo di intervenire con novità per le pensioni, cambiamenti che, alla luce degli ultimi dati e delle ultime previsioni sul futuro pensionistico dei giovani di oggi, sembra stiano diventando sempre più urgenti e necessari. Ci si chiede però quali siano le novità per le pensioni effettivamente sul tavolo dell'esecutivo e la risposta è ancora piuttosto vaga. Non esiste, infatti, un'unica ipotesi su cui si sta lavorando, ma sono diversi i piani allo studio, ognuno dei quali, al momento, prevede requisiti e penalizzazioni diverse.

La valutazione sull'approvazione di una novità piuttosto che di un'altra sarà effettuata, come prevedibile, sulla base dei costi che ogni soluzione prevederebbe e delle penalizzazioni che servirebbero per bilanciare l'iniziale spesa eventualmente da sostenere. Secondo quanto emerso dalle ultimissime dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, le effettive novità per le pensioni potrebbero essere il risultato ci una combinazione di proposte per soluzioni diverse.

Tre in particolare le ipotesi di novità allo studio dell'esecutivo, vale a dire piano di uscita prima a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni massime dell'8% e di quota 41 per coloro che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi; mini pensione, che permetterebbe al lavoratore di lasciare il lavoro tre anni prima rispetto all'attuale soglia dei 66 anni, ricevendo un anticipo sulla pensione che dovrà essere restituito, con piccole decurtazioni mensili, una volta raggiunti i normali requisiti pensionistici; e possibilità di estensione anche agli uomini delle attuali norme che permettono di andare in pensione prima alle donne, vale a dire uscire a 57 o 58 anni di età con 35 anni di contributi accettando però una elevata decurtazione, fino al 25, 30%, sull'assegno finale che sarebbe interamente calcolato con metodo contributivo e non più con il vantaggioso retributivo. Chi, dunque, sceglie questo sistema è vero che va in pensione con un requisito anagrafico decisamente più basso ma è anche vero che percepisce anche un assegno mensile nettamente più basso.

Insieme ai sistemi citati, vale a dire uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi, ai noti piani di quota 100, quota 41, entrambi con penalizzazioni, ed estensione del piano di uscita prima con calcolo della pensione finale interamente con sistema contributivo anche per gli uomini, le novità per le pensioni di questi ultimi giorni si concentrano anche sulla mini pensione, che lascerebbe al lavoratore la possibilità di decidere quando andare in pensione. L’uscita con mini pensioni permetterebbe infatti al lavoratore di andare in pensione fino a tre anni rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e tre mesi, cioè a 63 anni, percependo un anticipo sulla pensione finale che, una volta maturata la pensione normale, dovrà essere restituito con piccole decurtazioni mensili, che potrebbero essere del 3%, 5%.

Solo qualche giorno fa, è stata ipotizzata l’uscita con mini pensione accompagnata dalla staffetta con il coinvolgimento di imprese e banche, lì dove gli anticipi sull’uscita non potessero essere interamente sostenuti dallo Stato; ma l’uscita prima con mini pensione, potrebbe essere scelta anche dal singolo lavoratore senza ausilio del datore di lavoro con i soldi anticipati dalla banca cui dovranno poi essere restituiti. Nel momento in cui un lavoratore chiede l’uscita prima con mini pensione, la banca inizierebbe ad erogare un anticipo della pensione finale, fino al raggiungimento della pensione normale stessa. In tal caso, come accade per u normale anticipo da parte delle banche, l'Istituto di Previdenza fungerebbe da garante.

Maturati poi i normali requisiti pensionistici, l’assegno verrebbe regolarmente erogato dall’Istituto di Previdenza, cui sono stati versati i contributi durante l’intera vita lavorativa, e contemporaneamente il lavoratore inizierebbe a restituire dalla banca quanto percepito in anticipo. In questo modo, la mini pensione, come spiegato già tempo fa dal Ministero dell’Occupazione, non avrebbe alcun impatto sui conti pubblici, ma per arrivare alla definizione ufficiale di questa soluzione, sarà necessario preventivamente che vengano definiti accordi tra Abi, associazione delle banche, e Inps.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il