Pensioni quando e come, per chi, come fu

Pensioni quando e come, per chi, come funzionano i metodi uscita prima spiegati da Nannicini, Padoan, Boeri. Esempi e calcolo

Nuove aperture a novità per le pensioni e condizioni e previsioni estreme che rilanciano l’urgenza di cambiamenti: ipotesi e tempi eventuali di lavoro



Allarme o allarmismo? Dopo le dichiarazioni di ieri del presidente dell’Istituto di Previdenza Boeri sul futuro pensionistico della classe 1980, il ministro dell’Economia Padoan ha aperto, questa volta in maniera decisamente esplicita,o alla possibilità di introduzione di novità per le pensioni per tutti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Nannicini è intervenuto sulla questione, spiegando precisamente che per eventuali cambiamenti servirebbero tra i 5 e i 7 miliardi di euro,che potrebbero essere coinvolti anche gli istituti di credito nel processo di modifica delle pensioni, precisando comunque che non si vuole tornare indietro rispetto all'attuale legge delle pensioni, ma urgono modifiche, ancora richieste, e con forza, anche dai sindacati che dichiarano come gli annunci dell'esecutivo siano da sempre esclusivamente teorici e ipotetici, mentre ciò che serve sono novità per le pensioni concrete.

Dopo l'allarme lanciato dal presidente dell'Istituto di Previdenza sul futuro pensionistico dei nati nel 1980, che a suo dire, secondo previsioni e norme attuali, potrebbero andare in pensione a 75 anni, qualcosa dunque potrebbe muoversi. Lavoratori e giovani di oggi non ci stanno, le parole del presidente dell'Istituto hanno scatenato timori, paure, polemiche, ed è chiaro come questa situazione non givi affatto all'esecutivo. E l'apertura del ministro dell'Economia a novità per le pensioni dimostrerebbe effettivamente quanto difficile è diventata la questione. E' vero, le condizioni economiche non permetterebbero interventi sull'attuale legge, ma è chiaro che qualcosa bisogna ormai fare. E queste posizioni dimostrano quella convergenza di impegni sulle novità per le pensioni che, come già detto, emerge per la prima volta tra Ministeri e Istituto di Previdenza.

Del resto, ancor prima che il ministro dell’Economia dichiarasse che potrebbero esserci margini di intervento su novità per le pensioni, il Dicastero dell’Occupazione è ripetutamente intervenuto sulla questione, prima annunciando la necessità di una soluzione universale, che ancora però non è stata messa punto, poi rilanciando, solo qualche settimana fa, il metodo di uscita prima con mini pensione che, secondo le stime dello stesso Dicastero, sarebbe il piano al momento più fattibile perché a costo zero e che non avrebbe, dunque, alcun impatto sui conti pubblici. La stessa novità è stata condivisa dal Nannicini che però ha riformulato la mini pensione accompagnata dalla staffetta, ma non proprio d'accordo con l'Economia sulla possibilità di coinvolgimento degli istituti di credito.

Per fare un esempio di uscita prima, secondo quanto anticipato da Nannicini, ma che evidentemente potrebbe essere sostenuto tanto da Padoan che da Boeri, pur nella ricerca della soluzione migliore, i sistemi tra cui scegliere potrebbero essere uscita con quota 41, per chi sin da subito è entrato nel mondo del lavoro, o uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalità fino all’8%; norme di uscita con calcolo contributivo oggi in vigore per le donne, con possibilità di pensione a 57 o 58 anni con 35 anni di contributi e penalità fino al 25%, anche per gli uomini; o uscita fino a tre anni prima rispetto ai 66 anni oggi richiesti con mini pensione e anticipo da restituire dal lavoratore stesso una volta maturata la normale pensione. La mini pensione, che rilancerebbe il ricambio generazione, potrebbe prevedere anche, come detto, il coinvolgimento degli istituti di credito che, previo accordi con l’Istituto di Previdenza stesso e l’esecutivo, dovrebbero erogare gli anticipi per l’uscita prima ai lavoratori. In tal caso, questi stessi lavoratori, una volta in pensione, percepirebbero il loro assegno normalmente dall’Istituto di Previdenza e ripagherebbero all’istituto di credito la somma percepita in anticipo con minime decurtazioni mensili.

Insomma esisterebbero dei punti di partenza comuni per la definizione di novità per le pensioni  per tutti importanti, tutto sta a capire, ora, quando si interverrà in maniera concreta. E quali saranno i cambiamenti che potrebbero portare ad una reale revisione dei requisiti attualmente imposti per lasciare il lavoro. Come tempo di intervento, sembra si sia nuovamente fissato il limite della prossima Manovra: se effettivamente entro la fine dell'anno l'esecutivo riuscirà a mettere a punto novità per le pensioni, scegliendo tra le soluzioni di quota 100, mini pensione, quota 41, senza dimenticare assegno universale e cancellazione delle ricongiunzioni onerose, bisognerà poi capire se si lavorerà con decreto attuativo, e quindi eventuali novità entrerebbero in vigore già dal 2017 o con legge delega, e in tal caso tutto sarebbe ancora rimandato al 2018, non a caso l'anno in cui non soltanto arriverà il Fondo Indigenza ma in cui si terranno le prossime elezioni politiche.  



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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il

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