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Pensioni ultime notizie convergenze e divergenze quota 100, mini pensioni, quota 41, staffetta Nannicini, Boeri, Padoan, Damiano

Ipotesi, ulteriori aperture e novità per le pensioni da ministro dell’Economia e non solo: finalmente tutti concordi su necessità di cambiamenti. Ma ci si chiede quando arriveranno




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 18:43) Ci sono molti elementi convergenti  tra i principali protagonisti che si occupano per le novità per le pensioni, ma alcuni punti sono differenti. E nelle ultime notizie dopo diverse conferme arrivano anche precisazioni, se non proprio smentite in modo particolare oltre ai tempi (ma non così tanto come altre volte) anche sui metodi e sistemi da preferire da utilizzare e come ottenere i soldi necessari

Il tema previdenziale torna oggi prepotentemente in discussione alla luce delle ultime notizie che, ancora una volta, aprono la strada alla realizzazione di possibili novità per le pensioni. Siamo, tuttavia, parecchio abituati ad annunci e promesse di cambiamenti pensionistici, per cui ora ci si chiede se dopo gli ultimi interventi dei autorevoli esponenti dell’esecutivo, e non, qualcosa effettivamente si muoverà. Potremmo dire che, valutando l’attuale situazione politica e l’approssimarsi di elezioni amministrative prima e referendum costituzionale dopo e alla luce delle ultime notizie su andamento economico e disoccupazione giovanile, sembrerebbe arrivato il momento di dimostrare ai cittadini qualcosa di concreto sul tema pensionistico nei confronti del quale sono tutti particolarmente sensibili.

Le ultimissime novità sulle pensioni arrivano dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Nannicini che, dopo aver stimato il costo di una revisione pensionistica dei requisiti di uscita dal lavoro, tra 5 e i 7 miliardi di euro, ha tirato in ballo essenzialmente tre ipotesi di uscita prima da valutare, vale a dire piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni al massimo dell’8%, seguendo la proposta dal presidente del Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio; la quota 41, che, come spesso ribadito, sarebbe particolarmente conveniente e vantaggioso per tutti coloro che sono entrati sin da giovanissimi nel mondo del lavoro; possibilità anche per gli uomini di andare in pensione con le regole che oggi permettono l’uscita prima solo alle donne,  cioè uscire a 57 anni di età, che salgono a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi, accettando però di ricevere una pensione finale decisamente ridotta calcolata esclusivamente con metodo contributivo, che, chiaramente, taglia l’assegno rispetto a quanto si percepirebbe con calcolo retributivo.

Più distaccata invece la posizione di Nannicini su quel sistema di uscita prima con mini pensione (con o senza staffetta) rilanciata settimane fa dal Ministero del Lavoro e sostenuta anche dal Ministero dell’Economia. Sarebbe, secondo quanto aveva già spiegato il Dicastero dell’Occupazione, una delle soluzioni pensionistiche al momento più fattibile perché non dovrebbe avere impatto sui conti pubblici e prevederebbe, di contro, penalizzazioni decisamente ridotte rispetto a quelle previste dagli altri sistemi di uscita prima. L’importanza di trovare, finalmente, una soluzione condivisa si evince anche dalle ultimissime dichiarazioni del ministro dell’Economia Padoan, che per la prima volta ha aperto in maniera diretta alla possibilità di attuazione di novità per le pensioni, soprattutto perché collegate al lavoro, giacchè si è ben reso conto, ammettendolo, che le norme attuali bloccano completamente i giovani nel loro cammino di inserimento nel mondo occupazionale.

Per aprire le porte di questo mondo bisognerebbe partire concretamente da qualche parte e questa parte potrebbero essere proprio le revisioni delle attuali norme pensionistiche. Proprio Padoan ha infatti detto che vi sono margini per interventi con novità per le pensioni e per migliorare le possibilità lavorative per i più giovani. Tra le novità pensioni che l’Economia appoggerebbe vi sarebbe la mini pensione, anche con staffetta. Il piano di uscita prima con mini pensione permetterebbe al lavoratore di andare in pensione qualche anno prima, al massimo tre, rispetto alla soglia attuale dei 66 anni percependo un anticipo sulla pensione finale che, però, dovrà poi essere restituito con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale. Tali decurtazioni sarebbero del 3 o 5%, al massimo. In cambio, si darebbe avvio al turn over, impiegando giovani nei posti di lavoro lasciati liberi dai lavoratori più anziani, e dando, allo stesso tempo, nuovo slancio alla produttività.

Per rendere questo meccanismo ancor più sostenibile e se si riuscissero a definire accordi tra Associazione delle banche, Istituto di Previdenza ed esecutivo, si potrebbero coinvolgere in questo sistema anche gli istituti di credito. E in tal caso toccherebbe a loro erogare l’anticipo sulla pensione finale, avendo l’Istituto di Previdenza che fungerebbe da garante del lavoratore che percepisce l’anticipo, perché una volta maturati i normali requisiti per la pensione, il lavoratore percepirebbe la sua pensione finale dall’Istituto e, allo stesso tempo, inizierebbe a rimborsare l’istituto di credito che gli ha erogato l’anticipo pensionistico. Dal canto suo, il presidente dell’Istituto Boeri non sembra aver mai visto di buon occhio il piano di mini pensione, piuttosto ha sempre sostenuto una revisione dei requisiti di uscita, portandoli a 63 anni e sette mesi di età a fronte di elevate penalizzazioni, e ha da poco aperto alla quota 41, che nelle sue intenzioni, potrebbe salire anche a quota 42 o 43 ma in tal caso, diversamente dalla quota 41, non prevederebbe alcuna penalizzazione.

Sembra, dunque, esserci una convergenza di intenti tra i protagonisti del dibattito previdenziale citati, tutti infatti finalmente sono concordi sulla necessità di attuazione di novità per le pensioni, ma tutto sta a capire, come ha detto lo stesso Cesare Damiano, quale sarà la soluzione definitiva di cambiamento e se effettivamente eventuali novità per le pensioni saranno inserite nella prossima Manovra. E lui, fautore di proposte come quota 100 con penalizzazioni, quota 41, e uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, è convinto del fatto che bisognerebbe agire proprio rispettando come limite di tempo massimo per cambiare le pensioni proprio la Manovra di fine anno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il