Eni bloccata in Kazakhstan: il problema reale è il costo del petrolio non pagato ai prezzi attuali

La crisi kazaka si fa sentire. Proprio quando tutto sembrava destinato a comporsi in un nuovo accordo fra il consorzio di compagnie petrolifere guidato da Eni e il governo del Kazakhstan, è arrivato lo strappo



La crisi kazaka si fa sentire. Proprio quando tutto sembrava destinato a comporsi in un nuovo accordo fra il consorzio di compagnie petrolifere guidato da Eni e il governo del Kazakhstan, è arrivato lo strappo.

Il ministro dell’ambiente Nurlan Iskakov ha dichiarato oggi alla tv di stato che lo sviluppo del Kashagan è stato sospeso per tre mesi a causa delle gravi violazioni ambientali verificate dal governo di Astana. Il risultato è uno scacco per il Cane a sei zampe: il titolo arretra di oltre un punto percentuale a piazza Affari mentre gli altri indici si mantengono in territorio positivo.

A comprovare il gioco duro kazako anche l’apertura di un procedimento legale contro la controllata Agip Kso per presunte irregolarità legate all’importazione di due elicotteri. Del consorzio di multinazionali che guida il progetto sul superpozzo del Kashagan Eni ha un quota del 18,52% come la altre colleghe Shell, Exxon e Total. Partecipazioni minori spettano a Conoco Phillips e InpexHoldings, mentre la società pubblica kazaka KazMunaigaz partecipa alla cordata con l’8 per cento.

I problemi ambientali e doganali sono solo l’ultimo argomento di un confronto che dura da mesi e che sembra essere giunto alla fase finale nel corso delle ultime due settimane. Gli investimenti inizialmente previsti in dieci miliardi di dollari sono quasi raddoppiati sfiorando i 19 miliardi. La cosa ha fatto storcere il naso al governo di Astana che ha accusato le multinazionali di irregolarità. A causare ulteriori conflitti col governo kazako è stato poi il fatto che il progetto è stato avviato in un periodo in cui il petrolio era valutato sul lungo periodo intorno ai 35 dollari al barile, mentre oggi viaggia sui 70: proprio di questa disparità si lamentano nello stato del Asia centrale.

Paolo Scaroni amministratore delegato dell’Eni ha mandato oggi una task force di uomini che rappresentano tutti i membri del consorzio di multinazionali dedicato al progetto per mediare su accordo. In una intervista rilasciata alla Stampa giovedì scorso Scaroni aveva anche dichiarato di volere aspettare il probabile rimpasto del governo kazako dopo le elezioni del 18-19 agosto e la visita del premier italiano Romani Prodi prevista per il 7-8 ottobre. Pressioni politiche neanche tanto velate che però i rappresentati dell’esecutivo kazako hanno prontamente rispedito al mittente. L’ambasciatore del Kazakhstan, Almaz Khamzayev, ha infatti subito precisato che la questione del programma Kashagan “non è un problema politico, ma economico”, ha ricordato che la visita di Romano Prodi non è stata pianificata per risolvere i problemi dell’Eni e che il Cane a sei zampe ha già cambiato due volte il suo progetto per lo sfruttamento dei pozzi del Kashagan.

Si tratta di giacimenti a cui però la compagnia italiana non può rinunciare. Quello del Kashagan è infatti un “super-super giant” da 13 miliardi di barili di greggio, in pratica il più grande giacimento scoperto negli ultimi trent’anni. In tempi di caro-petrolio però anche il Kazakhstan vuole la sua parte.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il