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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni, quota 41, staffetta, ricongiunzioni confusione ai massimi livelli

Ancora poca chiarezza sulla questione previdenziale e le posizioni per l’introduzione di novità per le pensioni concrete: proposte al vaglio




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 10:52):  La strategia, o almeno la volotnà, è l'unico punto certo: si vuole fare qualcosa, apportare delle novità per le comunali per riconquistare la fiducia e vincerle. Ora cosa fare è legato ad una forte incertezza con le novità per le pensioni che vengono confermate e smentite nell'arco della stessa giornata da persone, comunque, autorevoli, ma lo stessa cosa accade per altri temi come le imposte. Quello che è certo e che appare chiaramente nelle ultime notizie e ultimissime, non cè solo la confusione su cosa fare, ma anche la divisione non solo all'interno della maggioranza stessa, ma della stessa coalizione con obiettivi diversi, tra Dicasteri, Presidenza oltre a problemi economici tra Pil e disoccupazione che preoccupano sempre di più.

Si avvicinano le elezioni amministrative, la situazione all’interno della maggioranza continua a non essere proprio rosea, le opposizioni e la minoranza cercano di realizzare qualcosa di concreto che possa cambiare la rotta di lavoro dell’esecutivo, e le ultime notizie confermano una situazione di grande confusione sulle intenzioni di lavoro stesso dell’esecutivo. L’impressione che si ha è che non si sa da che parte iniziare: quali potrebbero essere i provvedimenti più importanti e soprattutto fattibili per il rilancio dell’economia, quali le novità pensioni concrete da poter realizzare e se pensare prima alle pensioni o alle tasse. E le posizioni di autorevoli esponenti dell’esecutivo stesso dimostrano questa confusione.

Prima il ministro dell’Economia non fa altro che ribadire che non si può approvare alcuna novità per le pensioni nel breve periodo e che bisogna mantenere l’attuale legge così com’è, poi improvvisamente, solo due giorni fa, apre a nuovi possibili margini di intervento per novità per le pensioni, e tra i sistemi di uscita prima al vaglio lascia intendere di essere favorevole alla mini pensione, appoggiando dunque il Ministero del Lavoro; altri tecnici dell’Economia continuano a dire che non esistono le condizioni ideali per agire sulle pensioni e che sarebbe meglio aspettare ancora qualche mese prima di rivedere le attuali norme, mentre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio balla tra conferme di rinvii di novità per le pensioni e rilancio sulla necessità di modifiche.

E non si capisce cosa si farà realmente: di certo c’è che si continua a discutere di quei metodi di uscita prima come quota 100, quota 41, mini pensione, ma anche uscita a 62 anni con 35 anni di contributi che servirebbero tanto per agevolare le uscita prima dal lavoro quanto, e soprattutto, per rilanciare l’occupazione giovanile, ma anche di necessità di introduzione dell’assegno universale per tutti, particolarmente rilanciato da M5S e Istituto di Previdenza, e revisione delle ricongiunzioni, che da molti viene considerato il provvedimento più semplice da mettere a punto ma su cui ancora si temporeggia.

Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, eventuali novità per le pensioni costerebbero tra 5 e i 7 miliardi di euro, e tra le ipotesi di cambiamento privilegiate fa riferimento a piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni al massimo dell’8% e alla quota 41, che, come abbiamo più volte spiegato, sarebbe conveniente per chi ha iniziato a lavorare prestissimo; estensione anche agli uomini delle norme che permettono l’uscita prima solo alle donne, a 57 anni di età, che salgono a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi, con forti riduzioni della pensione finale, interamente calcolata con sistema contributivo, tagliata fino al 25%.

Tra le ipotesi di cambiamento di cui si sta parlando in questi giorni, la possibilità di uscita con mini pensione, ma anche con staffetta. La mini pensione permetterebbe al lavoratore di andare in pensione qualche anno prima rispetto ai 66 anni con un anticipo sulla pensione finale da restituire con piccole trattenute sull’assegno finale ogni mese. Le decurtazioni sarebbero però minime, circa del 3 o 5%. E’ possibile che in questo sistema vengano coinvolte anche gli istituti di credito: se, infatti, si riuscissero a stringere accordi tra Abi, esecutivo e Istituto di Previdenza, potrebbero essere proprio gli istituti di credito ad erogare l’anticipo sulla pensione al lavoratore che sceglie la mini pensione per uscire prima, e una volta maturati i normali requisiti pensionistici, toccherebbe invece all’Istituto di Previdenza erogare il regolare assegno pensionistico con cui il lavoratore restituirebbe, con rate mensili, l’anticipo all’istituto di credito.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il