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Bonus 80 euro aumentato a 100 euro da Governo Renzi 2016-2017. Per chi, quando, e come. E per pensioni più basse lo stesso rialzo

Aumenti possibili e in arrivo per buste paga degli statali e assegni pensionati: cosa prevede la novità annunciata dall’esecutivo e per chi




Nuove misure annunciate dal governo Renzi per recuperare consensi e voti in vista delle prossime elezioni comunali: continuano a susseguirsi dopo la novità della cancellazione del bollo auto, il bonus di 500 euro ai neo 18enni, e continue modifiche proposte e ritrattate di novità per le pensioni, ulteriori cambiamenti su cui l’esecutivo ha intenzione di lavorare. Nelle ultime settimane poi le discussioni si  sono concentrate soprattutto sul piano di taglio delle tasse, Ires e Irpef, da anticipare al 2017, e di ulteriori sgravi fiscali per coloro che hanno più di un figlio, agevolazioni che quindi interesserebbero alle famiglie dal secondo figlio in poi.

Tutte misure positive, volte a riconquistare quella fiducia da parte dei cittadini che nel tempo è andata calando ma che lasciano piuttosto perplessi, considerando che tante volte il premier ha annunciato novità positive che però sono rimaste solo parole. Le ultime notizie di queste ore si stanno concentrando sul nuovo bonus di 80 euro che salirebbe a 100 per pensionati che percepiscono assegni più bassi e quei lavoratori statali che già oggi sono beneficiari del bonus di 80 euro. Questo bonus non interesserebbe, però, i professionisti con Partita Iva. In sostanza, se questo provvedimento passasse, per i pensionati sarebbe una vittoria, per gli statali (che hanno un reddito inferiore ai 26 mila euro annui) una nuova conquista.

Il discorso però potrebbe complicarsi a questo punto: approvare questo bonus, significherebbe fare un passo indietro sul piano di taglio delle tasse, perché i 3,6 miliardi stanziati per la riduzione del peso fiscale, verrebbero impiegati proprio per il bonus da 100 euro. Altra domanda che ci si pone è se poi, a prescindere dalle condizioni economiche favorevoli, sarebbe più conveniente della riduzione delle tasse e rispetto all’approvazione di piani di uscita prima che, a livello di intervento definitivo, sarebbero certamente preferibili. Anche, però, su questo piano è parecchia la confusione: tra chi sostiene e rilancia metodi di prepensionamento come quota 100, chi quota 41, chi l’introduzione dell’assegno universale, chi la mini pensione, anche nella nuova versione con l’eventuale staffetta, sembra ancora piuttosto difficile arrivare ad una soluzione condivisa.

E se, per esempio, Ministeri di Economia e Lavoro spingono sulla mini pensione, perché non avrebbe impatto sui conti pubblici, soprattutto se venissero, come trapelato, coinvolti anche gli istituti di credito che provvederebbero all’erogazione dell’anticipo per permettere al lavoratore di andare in pensione prima, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, non troppo convinto di questo piano di mini pensione, sosterebbe più una quota 41 che, come ormai ben noto, sarebbe conveniente soprattutto per chi ha iniziato a lavorare prestissimo, il piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% per anno in cui di decide di lasciare il lavoro prima rispetto ai 66 anni oggi richiesti, e l’estensione del contributivo donna anche agli uomini, sempre accettando forti riduzioni degli assegni finali.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il