BusinessOnline - Il portale per i decision maker






Pensioni ultime notizie su quota 100, mini pensioni, quota 41 e l'errore delle strategie di Renzi su investimenti per occupazione

I soldi investiti in politiche di rilancio dell’occupazione avrebbero potuto essere impiegati per novità per le pensioni e con maggiori vantaggi: la situazione e ultimi dati




Investire soldi per cambiare le norme occupazionali e rilanciare il lavoro, soprattutto giovanile, non sembra essersi rivelata una mossa vincente viste le ultime notizie sull’andamento dell’occupazione nel nostro Paese: gli ultimissimi dati Istat riportano, infatti, una drastica diminuzione delle assunzioni nel primi due mesi di questo 2016, con appena 291.387 nuovi contratti a tempo indeterminato, che diventano 37.113 considerando le cessazioni, ben il 74% in meno rispetto ai primi due mesi 2015. La situazione. Comunque, non è certo migliore a livello Ocse: in generale, l’andamento dell’occupazione giovanile, nonostante le nuove norme sul lavoro e sgravi contributivi non è particolarmente migliorato come ci si aspettava, se non nei primi mesi di entrata in vigore.

Ma a parità di dati, i risultati positivi inizialmente raggiunti sono, sostanzialmente, stati azzerati dai nuovi negativi. E non va bene la situazione nemmeno considerando la nuova tendenza di pagamenti con i voucher, metodi che non offrono al lavoratore alcune certezza sul proprio futuro pensionistico, nessuna garanzia e, anzi, contribuiscono, secondo gli esperti, a far crescere ancor di più il precariato. Eppure si tratta di una forma di pagamento per prestazioni lavorative occasionali che in questi ultimi mesi sta decisamente crescendo, soprattutto tra i giovani, il 31%, e le donne, oltre il 50%, ma anche tra i lavoratori più grandi, per un totale di circa 1,4 milioni di persone.

Per sostenere le assunzioni, adottando le nuove norme, è stata investita una cifra di circa 7-10 miliardi di euro annui, soldi che avrebbero potuto tranquillamente essere investiti per la realizzazione di novità per le pensioni, considerando che, come riportato dalle stesse stime, per piani di quota 100, mini pensione, quota 41, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e a 63 anni e sette mesi di età con almeno 20 anni di contributi, si sarebbero dovuti spendere al massimo 13 miliardi di euro. Questa cifra, infatti, sarebbe quella necessaria per l’approvazione del piano di uscita prima proposto dal presidente dell’Istituto di Previdenza a 63 anni e sette mesi con 20 anni di contributi ed elevate penalizzazioni fino ad un massimo del 9%, calcolando un 3% circa per ogni in cui si decide di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni e sette mesi di oggi. Appena 1,5 miliardi di euro sarebbero serviti invece per il piano di quota 41, permettendo a tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi e senza considerare alcun limite anagrafico da raggiungere, a fronte sempre di penalizzazioni.

Un cifra decisamente bassa che sarebbe però servita a soddisfare le richieste di parte di forze politiche e forze sociali, a favore soprattutto di lavoratori che sin da piccoli hanno iniziato a lavorare. Alla luce delle ultime notizie, dunque, si potrebbe pensare che la strategia di investire soldi per sostenere l’occupazione è stata sbagliata per due sostanziali motivi: il primo è che l’incentivo e la ripresa occupazionale preventivata non è stata raggiunto, e il secondo è che sono state sacrificate novità per le pensioni che, invece, avrebbero portato probabilmente molti più vantaggi, anche per l’occupazione stessa.

Più volte, infatti, è stato sottolineato come novità per le pensioni anticipate per tutti potessero essere vantaggiose per un duplice motivo: il primo, come detto, occupazionale perché permettendo ai lavoratori più anziani di andare in pensione qualche anno prima rispetto alla soglia dei 66 anni oggi richiesta per l’uscita, si lascerebbero liberi nuovi posti in cui impiegare i più giovani, che darebbero spinta a produttività, e quindi competitività, contribuendo al rilancio dell’economia in generale.

Il secondo poi sarebbe un vantaggio in termini di risparmio, perché le penalizzazioni, a carico del lavoratore, imposte da ogni sistema di uscita prima, nel lungo periodo, permetterebbero di accumulare soldi che potrebbero essere poi reimpiegati sempre per ulteriori novità pensioni o per il welfare.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il