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Pensioni ultime notizie su mini pensioni, Fondi complementari, quota 41, Tfr, agevolazioni i punti fermi quali sono

Le misure di lavoro per novità pensioni su cui l’esecutivo sta valutando e i punti fermi su cui si continuerà a lavorare per decisioni definitive




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 17:53): I punti fermi tra le tante conferme e smentite sono difficili da cogliere ed essere sicuri di non sbagliare, anzi si spera che sia fatta chiarezza anche velocemente perchè l'incertezza è nemica dei consumi e di qualsiasi ripresa economica. E sulle novità per le pensioni pesa ancora di più per l'importanza stessa che le pensioni hanno così legate all'occupazione, ma anche al sostegno spesso dei figli che si trovano senza lavoro come raccontato dalle tante ultime notizie e ultimissime. E proprio nelle novità per le pensioni accanto alle solite tanto attese e discusse vi sono poi dei nuovi punti che paradossalmente pur appena (non proprio appena) comparsi sembrano avere più probabilità di approvazione ovvero un uso differente del Tfr, i fondi complementari e la risistemazione delle agevolazioni, detrazioni

Sistemi di uscita prima con quota 100, quota 41, mini pensioni o a 62 anni di età con 35 anni di contributi, ma anche rafforzamento della previdenza complementare e novità sui trattamenti del Tfa, oltre alla cancellazione delle ricongiunzioni onerose: sono queste le novità per le pensioni su cui è puntata l’attenzione da mesi. L’attenzione, come rivelano anche le ultime notizie, è particolarmente puntata sulla revisione dei requisiti di uscita dal lavoro, oggi troppo rigidi e che, seguendo le norme attuali di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita Istat, potrebbero diventarli ancor di più, e l’urgenza di realizzare queste novità per le pensioni sembra essere stata confermata dalle ultime notizie Istat sull’andamento dell’occupazione nel nostro Paese.

Ancora troppo bassa, soprattutto per i giovani, e nei primi due mesi è torna anche a calare l’occupazione, e i piani di uscita prima rappresenterebbero una decisa spinta per un’inversione di tendenza in tal senso. Nonostante una diffusa consapevolezza dei benefici che porterebbero i sistemi di uscita prima, da rilancio dell’occupazione giovanile a possibilità di mettere da parte risparmi, si continua a temporeggiare sulla loro attuazione, l’Europa continua ad esserne contraria, pur continuando a ribadire la necessità di dare nuovo impulso al mercato del lavoro, e manca ancora una soluzione condivisa, considerando le divisioni interne alla stessa maggioranza e tra le opposizioni sui piani che si vorrebbero approvare.

C’è chi infatti spinge su quota 100, chi su quota 41 e uscita a 62 anni di età con penalità,chi invece rilancia sull’introduzione dell’assegno universale. Ma accanto a queste novità per le pensioni ve ne sarebbero altre su cui sembra importante concentrarsi: tecnici dell’esecutivo parlano, infatti, dell’ipotesi di nuove misure per Tfr e previdenza complementare (cioè fondi pensioni, sia aperti che chiusi), pensando in quest’ultimo caso, per esempio, di rivederne la tassazione, elevata, riducendo, in particolare, l’aliquota fiscale sui rendimenti dei fondi pensioni  di circa 3 o 4 punti percentuali dall’attuale 20% e incrementando la deducibilità dei versamenti.

Rafforzando la previdenza complementare, si accrescerebbe anche la disponibilità per le pensioni. Nei piani di lavoro, infatti, la possibilità che il lavoratore destini una parte del contributo previdenziale alla previdenza integrativa, aumentando la sua copertura pensionistica, per cui l’obiettivo è quello di aumentare il peso delle previdenza integrativa nella copertura pensionistica di almeno il 10%, attraverso la spinta al ricorso ai fondi pensione. Nel seconda caso, cioè in relazione del Tfa, l’intenzione sarebbe di spingere verso un maggiore impiego del Tfr proprio per sostenere la previdenza complementare. E proprio in virtù di questo, è stata avanzata l’ipotesi di obbligatorietà di versamento del Tfr previdenza complementare, misura che farebbe muovere ben 23 miliardi di euro, considerati decisamente tanti per non agire in tal senso.

Tra gli altri punti fermi annunciati e su cui l’esecutivo continuerà a lavorare il taglio alle agevolazioni fiscali per le famiglie: dovrebbe essere ben 52 ma non si tratta di una novità, perché questo piano era già stato annunciato l’anno scorso, quando si discuteva di revisione della spesa pubblica. E secondo quanto circola, potrebbero essere cancellate le detrazioni per spese mediche e sanitarie, o di quelle previste attualmente per i lavori di ristrutturazioni edilizie.  Tagliare gli sconti fiscali, in vista della clausole di salvaguardia, significherebbe non approvare ulteriori aumenti di tasse a carico dei cittadini, per cui queste revisioni di detrazioni servirebbero anche per rimettere in equilibrio costi e tenuta sociale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il