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Pensioni ultime notizie su quota 100, mini pensioni, quota 41, ricongiunzioni e i 3 miliardi destinati alla ricerca e cultura

Un nuovo tesoretto miliardario da investire in ricerca e cultura e nuovo schiaffo dell’esecutivo a novità per le pensioni: le ultime sorprese




Mancano le risorse economiche da investire per rendere concrete novità per le pensioni permettendo di andare in pensione prima con sistemi come quota 100, quota 41, mini pensione, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalità, ma poi viene annunciato il via libera al decreto sull'erogazione del bonus di 500 euro ai neo 18enni, vengono recuperate i soldi necessari per anticipare il piano del taglio delle tasse (anche se sembra si sia fatto un passo indietro in tal senso a favore del nuovo eventuale bonus da 100 euro per pensionati che percepiscono assegni più bassi e statali che hanno una soglia di reddito annuo di 26mila euro) e le ultime notizie parlano di un tesoretto di oltre 3 miliardi di euro da investire in ricerca e cultura. In particolare, secondo quanto annunciato dal premier stesso, 2,5 miliardi andranno alla ricerca e un miliardo alla culture, fondi stanziati, ha sottolineato il premier, per evitare la fuga dei cervelli dal nostro Paese e dare sostegno concreto alla scienza. Un vero e proprio schiaffo alle esigenze reali dei cittadini italiani.

E ci chiede ancora: perchè queste risorse non possono essere impiegati per attuare novità per le pensioni e si preferisce destinarle sempre a provvedimenti che continuano ad essere considerati prioritari rispetto a quelli per le pensioni? Si tratta di una domanda a cui risulta difficile dare una risposta perchè la logica vorrebbe che i soldi venissero usati per novità per le pensioni, soprattutto all'indomani delle ultime notizie su condizioni di vita di pensionandi e pensionati di oggi, sulla disoccupazione giovanile tornata a salire, e sul nero futuro pensionistico dei giovani di oggi, ma in realtà ciò non avviene ed ancora tutto bloccato.

Si tratta di miliardi che avrebbero potuto essere impiegati per novità per le pensioni, i cui costi stimati per alcuni piani di uscita prima, come quota 41, non supererebbero i 3 miliardi. E se si vuol far riferimento al fatto che si tratta di una somma una tantum che quindi non potrebbe valere per soluzioni pensionistiche definitive, allora quanto meno si sarebbero potuti investire quelle centinaia di milioni di euro stimate per chiudere almeno la questione ricongiunzioni. Ma nemmeno questo è stata fatto, e forse nemmeno pensato, tralasciando ancora una volta gli importanti vantaggi che eventuali novità per le pensioni significherebbero sia a livello occupazione, dando nuova spinta appunto all’occupazione giovanile e quindi alla produttività che servirebbe, a suo volta, per rilanciare competitività ed economia, sia per quanto riguarda ulteriori risparmi, che potrebbero derivare, seppur nel lungo periodo, dall’accumulo delle penalità che ogni sistema di uscita prima prevede a carico dello stesso lavoratore che decide di andare in pensione prima.

Senza considerare il fatto che si preferisce lavorare ancora su altri fronti piuttosto che sulle pensioni che, come emerso anche dai recenti sondaggi, sono invece il tema che maggiormente interessa ai cittadini, perché incide concretamente sulla loro vita, tanto di lavoratori e pensionandi quanto dei più giovani. Non è infatti una sorpresa né una novità che tra le priorità di cambiamento degli italiani ci siano pensioni, tasse e occupazione e finora sembra che la strategia di lavoro dell’esecutivo sia stata sbagliata: sono state cambiate le norme sul lavoro, con un investimento tra i circa 7 e 10 miliardi di euro annui, e dopo un primo iniziale momento di euforia, secondo gli ultimi dati Istat, si è registrata una notevole riduzione delle assunzioni nel primi due mesi di questo 2016, con appena 291.387 nuovi contratti a tempo indeterminato, il 74% in meno rispetto ai primi due mesi 2015. Quei 7 0 10 miliardi si sarebbero potuti usare per rendere effettivi piani di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni o di uscita a 63 anni e sette mesi di età con almeno 20 anni di contributi e penalità elevate, meccanismi che secondo alcune stime sarebbero costati all’incirca sui dieci miliardi di euro. Solo 1,5 miliardi di euro, invece, per il piano di quota 41.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il