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Pensioni ultime notizie su quota 100, mini pensioni, quota 41, staffetta differenze piani Governo Renzi, Ministeri, Istituto

Sono ancora tante le differenze che dividono sulle novitÓ pensioni da realizzare: i protagonisti del dibattito previdenziale, ipotesi di lavoro e divergenze



I lavori su novità per le pensioni continuano ma su più livelli:manca ancora una soluzione condivisa e le ultime notizie non fanno che confermare divergenze tra i piani su cui spingono i Ministeri, le posizioni di alcuni esponenti del governo stesso, e le misure del piano pensioni dell’Istituto di Previdenza. Nonostante negli ultimi giorni sembrava che le intenzioni dell’esecutivo, in vista delle prossime elezioni comunali, fossero quelle di spingere su un anticipo del piano di taglio delle tasse, da realizzare nel 2017 piuttosto che nel 2018, negli ultimi due giorni l’attenzione è tornata a concentrarsi sulle novità per le pensioni. Il problema è che le soluzioni proposte sono tutte diverse, tra chi rilancia su quota 100 o quota 41, chi invece appoggia la mini pensioni, con o senza staffetta, e per arrivare ad una concreta approvazione di novità per le pensioni.

A complicare questo situazione, la controversa posizione di diversi esponenti dell’esecutivo, a partire dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che diverge in parecchie sue posizioni dagli altri. Ma andiamo con ordine: sono ormai ben note le novità per le pensioni contenute nel piano dell’Istituto di Previdenza, particolarmente sostenuto anche dallo stesso premier, che non contemplano la mini pensione, ma per l’uscita prima, il piano di prepensionamento a 63 anni e sette mesi di età con almeno 20 anni di contributi e penalizzazioni elevate fino ad un massimo del 9%; nuove aperture alla quota 41, che potrebbe diventare anche 42 o 43 ma senza penalizzazioni; introduzione dell’assegno universale per tutti gli over 55; oltre che novità per le ricongiunzioni e semplificazione del cumulo, e possibilità di continuare a versare i contributi anche una volta maturata la normale pensione.

Di queste ipotesi, alcune dividono, a partire dall’assegno universale che nelle intenzioni del Ministero dell’Occupazione, per esempio, non dovrebbe essere erogato a tutti ma a coloro che sì restano senza lavoro e non possono andare in pensione ma che dimostrino collegamenti con politiche attive del lavoro, cioè di essere alla concreta ricerca di una nuova occupazione, e dovrebbe essere limitato nel tempo. Se l’Istituto di Previdenza non contempla la mini pensione tra le sue novità per le pensioni, lo stesso Dicastero dell’Occupazione, appoggiato recentemente da quello dell’Economia, sostiene, al contrario, che proprio la mini pensione sarebbe l’ipotesi di cambiamento pensionistico più fattibile oggi perché non avrebbe alcun impatto sui conti pubblici.

E il motivo è presto spiegato: come precisato dal ministro del Lavoro stesso, la mini pensione offrirebbe al lavoratore la possibilità di andare in pensione tre anni prima rispetto alla soglia dei 66 anni oggi imposta, percependo un anticipo sulla pensione finale che dovrà restituire quando maturerà i normali requisiti pensionistici. La restituzione dovrebbe avvenire con piccole decurtazioni sull’assegno finale, che dovrebbero aggirarsi intorno al 3 o 5%. Più fattibile sarebbe questa novità se, come è stato proposto in questi ultimissimi giorni, la mini pensione fosse accompagnata dalla staffetta, che darebbe spinta al turn over, e con il coinvolgimento degli istituti di credito.

E’ un’ipotesi, insieme all’assegno universale ma di tipo comunitario, cui sembra aver aperto anche il Ministero dell’Economia. Con la partecipazione degli istituti di credito, toccherebbe a loro erogare al lavoratore che decide di andare in pensione prima l’anticipo della pensione finale che verrebbe restituito poi dal lavoratore stesso con piccoli prelievi sull’assegno finale. La pensione però verrebbe regolarmente erogata dall’Istituto di Previdenza. Perché questa ipotesi però venisse concretizzata sarebbe necessario, innanzitutto, raggiungere un accordo tra Abi, governo e Istituto di Previdenza.

Sull’ipotesi di mini pensione, diverse posizioni emergono anche all’interno dello stesso partito di maggioranza, dove emergono posizioni che proporrebbero di dare questa possibilità solo a coloro che restano senza lavoro. Considerando, però, che lo stesso Istituto di Previdenza non guarda di buon occhio la mini pensione, si potrebbe davvero pensare di realizzarla? E a sostenere, come sopra detto, una sorta di contrarietà alla mini pensione anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: tre, in particolare, le soluzioni per attuare novità per le pensioni da lui proposte. Si parte dal piano di uscita a 62 anni con 35 di contributi e penalità fino ad un massimo dell’8%, per arrivare alla quota 41 che, come ormai sappiamo, sarebbe vantaggiosa per chi è entrato prestissimo nel mondo del lavoro, e all’estensione delle norme contributive che permettono oggi alle donne di andare in pensione prima (57 anni per le statali e 58 per le autonome con 35 anni di contributi in entrambe i casi) anche agli uomini, sempre, però, accettando forti tagli sull’assegno finale.

Con l’esclusivo calcolo retributivo, pensione con questa opzione verrebbe ridotta di circa il 25%. E’, dunque, ben chiaro come il primo passo verso la concreta realizzazione di novità per le pensioni debba essere innanzitutto la definizione di una soluzione comune, basandosi sulle reali capacità economiche, per poi passare alle serie discussioni e traghettare verso cambiamenti definitivi dell’attuale legge.



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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il

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