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Pensione ultime notizie nuovo meccanismo Renzi APE basato sulla mini pensioni. Calcolo, esempi, simulazione. Per chi,come funziona

Il premier torna a parlare di uscita prima dal lavoro e annuncia nuovo Ape: le ultime novità per le pensioni e cosa prevedono




Uscita prima per i nati tra il 1951 e il 1953, bloccati dall'attuale legge, che potrebbero andare in pensione fino a tre anni rispetto all'attuale soglia, cioè a 63 anni, con l'applicazione di una penalizzazione del 4% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro, fino ad un massimo del 12%, decurtazione che però potrebbe variare in base al reddito del lavoratore e, per esempio, aumentare nel caso di redditi più alti e diminuire nel caso di redditi più bassi. Questo sistema potrebbe coinvolgere, come era stato ipotizzato qualche giorno fa, gli istituti di credito che erogherebbero l’anticipo per l’uscita prima, che poi verrebbe restituito dal lavoratore tramite trattenute sulla pensione finale che sarà regolarmente erogata dal’Istituto di Previdenza: è questa la nuova ipotesi di novità per le pensioni annunciata ieri dal premier durante il suo nuovo appuntamento social.

Il premier è infatti tornato a parlare di anticipo pensionistico ma a fronte di una decurtazione economica, la soluzione migliore per chi è stato bloccato dal gradone dell’attuale legge, ma che, in linea di principio, non piace perché coloro che vorranno andare in pensione prima dovranno rinunciare a parte del loro assegno pensionistico pur avendone diritto dopo aver lavorato una vita intera. Ma le condizioni economiche del nostro Paese, come confermano le ultime notizie, impongono compromessi e l’uscita prima a fronte di penalizzazioni è uno di questi. Il premier ha comunque assicurato che con la nuova Manovra 2017 chi ha 63 anni potrà anticipare l’uscita e la penalizzazione non sarebbe uguale per tutti ma graduale in base al reddito e nelle prossime settimane inizieranno i confronti con le forze sociali.

Il nuovo piano di uscita flessibile reso noto dal premier, battezzato Ape (anticipo pensionistico), dovrebbe dunque articolarsi per quelli che sono stati penalizzati dall'entrata in vigore della legge attuale, in diverse possibilità: quella detta della penalizzazione dal 4 al 12% per chi decide di andare in pensione prima, con un taglio sull’assegno finale che verrebbe anticipato da un prestito che il lavoratore dovrà poi restituire una volta maturati i normali requisiti. Per fare un esempio, un lavoratore che dovrebbe, secondo i normali calcoli, prendere 1000 euro al mese, decidendo di uscire a 64 anni, accetterebbe la penalità del 8% prendendo 920, somma che sarà la sua pensione per sempre. Una volta maturati i normali requisiti pensionistici, cioè raggiunti i 66 anni e sette mesi attuali, lentamente e con piccole decurtazioni mensili, il lavoratore dovrà restituire quanto percepito nei due anni di anticipo in cui ha deciso di lasciare il lavoro prima.

Ci sarebbero poi l’ipotesi, ancora non ben definite, di uscita prima con un meccanismo che non sembra essere stato particolarmente chiarito ma che per esempio potrebbe essere anche la quota 41, per chi è rimasto senza lavoro, o ha svolto lavori particolarmente faticosi; e di intervento delle imprese nel caso in cui esse stesse decidessero di mandare in pensione prima i loro lavoratori per avviare un turn over generazionale. E in questo caso sarebbero le imprese stesse a dover erogare l’anticipo al lavoratore che va in pensione prima.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il