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Pensioni APE Renzi come funziona, calcolo, per chi sarà a confronto quota 100, mini pensioni, quota 41. Domande e risposte

Domande, risposte e chiarimenti su funzionamento sistemi novità pensioni e regole tra piani ormai noti e ultimi annunciati




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 10:44): E' giusto sottolineare che mancano ancora diversi dettagli e spiegazioni anche importanti su questa novità per le pensioni definita al momento APE. E alcuni di questi punti sono molto importanti per il calcolo e l'effettivo funzionamento. Anche perchè le ultime notizie e ultimissime sono perlopiù negative sull'APE come è stata spiegata finora

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 14:22): Abbiamo voluto cercare di rendere più chiare le novità per le pensioni sulle quali si sta lavorando in base alle ultime notizie e ultimissime cercando di capire per chi, quando e come funzionano e relativi calcolo ed esempi pur mancando effettivamente alcuni dettagli

L’esecutivo continua sulla strada di una revisione dell’attuale legge pensioni e le ultime notizie sui recenti annunci del premier confermano l’intenzione di voler effettivamente agire con concrete novità per le pensioni. Nonostante la volontà di tutti, tra forze politiche e sociali, sostenute anche da industriali e diverse associazioni, di modificare le norme pensionistiche in vigore, sono diversi gli ostacoli che bisogna ancora superare, dalla mancanza di risorse economiche necessarie, alla contrarietà dell’Europa a qualsiasi novità per le pensioni. La sua particolare attenzione ai nostri conti pubblici l’ha, infatti, sempre portata a non sostenere modifiche pensionistiche nel nostro Paese ma nell’attesa di sapere come si concluderanno le trattative con la stessa Bruxelles per la concessione di clausola per l’immigrazione ed extra deficit, che potrebbero portare all’Italia ulteriori miliardi da investire in nuovi provvedimenti, comprese le novità per le pensioni, si continua a lavorare su diversi sistemi di uscita prima. Tra questi anche il nuovo Ape annunciato pochissimi giorni fa dal premier.

Cos’è l’Ape?

L’Ape, che starebbe per anticipi pensionistico, sarebbe un nuovo sistema di uscita prima messo a punto dall’esecutivo, annunciato dal premier Renzi, e volto a modificare i requisiti di uscita dal lavoro fino a tre anni rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi, ma rivolto esclusivamente a determinati lavoratori. Non sarebbe, dunque, una soluzione di prepensionamento universale per tutti.

A chi si rivolge l’Ape e come funziona?

Secondo quanto annunciato dal premier, la possibilità di uscita a 63 anni varrebbe soltanto per i nati tra il 1951 e il 1953. Essi avrebbero, infatti, la possibilità di lasciare il lavoro prima, accettando però penalizzazioni sulla pensione finale, comprese tra il 4 e il 12%, che sarebbe modulata in base al reddito del lavoratore che decide di andare in pensione prima e calcolata, come detto ma ancora da confermare, sulla parte di pensione calcolata con sistema retributivo. Scegliendo di andare in pensione prima, e applicata la decurtazione una sola volta, il lavoratore riceverebbe un anticipo che dovrebbe essere erogato dagli istituti di credito e loro restituito dal lavoratore stesso attraverso trattenute da applicare alla pensione che verrebbe erogata dall’Istituto di Previdenza una volta raggiunti i normali requisiti pensionistici.

Di quanto sarà la trattenuta mensile applicata sulla pensione finale?

Ancora non è stato comunicato. Tra tutti gli esempi e le simulazioni fatte, mancano quelle più importanti, vale a dire entità della trattenuta mensile che il lavoratore subirà nel momento in cui dovrà restituire l’anticipo percepito e se saranno applicati o meno eventuali interessi.

E’ possibile fare un esempio di come funzionerà l’Ape?

Sì: se per esempio un lavoratore nato nel 1952 sceglie di andare in pensione prima, cioè a 64 anni piuttosto che a 66, dovrà accettare una decurtazione dell’8% sul suo assegno. Mettendo il caso che il lavoratore dovesse avere una pensione da mille euro, nel avrà 920. Questo sarà l’importo di quanto riceverà a vita. Trascorsi i due anni di anticipo, il lavoratore inizierà a restituire quanto percepito prima e sulla cifra dell’assegno da 920 euro sarà trattenuta la decurtazione con cui il lavoratore stesso dovrà restituire l’anticipo ricevuto.

Quali sono gli altri sistemi di uscita prima al vaglio dell’esecutivo?

Da mesi ormai sono sul tavolo dell’esecutivo piani di uscita prima come quota 100, quota 41, mini pensione ma anche uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni che, alla luce dell’ultima novità ipotizzata dal premier, sembrano molto più convenienti.

Come funziona il piano di quota 100?

Proposto ormai più di un anno fa dal presidente della Commissione Lavoro,la quota 100, particolarmente appoggiata da M5S, Lega, industriali e alcune forze sociali, è il sistema che a detta di molti darebbe realmente al lavoratore la libertà i decidere quando andare in pensione, perché toccherebbe a lui scegliere l’età di uscita, sempre considerando però che per la pensione finale la somma di età anagrafica ed età contributiva dovrebbe dare 100 come risultato. La quota 100 dunque lascia possibilità di scegliere se andare in pensione a 60 anni di età con 40 anni di contributi, a 61 anni di età con 39 anni di contribuiti, a 62 anni di età con 38 anni di contributi e così via, a fronte di penalizzazioni che sarebbero basse.

Come funziona il piano di quota 41?

Contrariamente alla quota 100, la quota 41 non prevede alcun limite di età anagrafica da raggiungere ma la quota, appunto, dei 41 anni di contributi. Anche questo sistema prevederebbe minime penalità ma, alla luce di quanto si potrebbe evincere semplicemente facendo due calcoli, si tratterebbe di un sistema particolarmente conveniente per coloro che sono entrati giovanissimi nel mondo del lavoro o che svolgono mansioni troppo pesanti, per cui il raggiungimento della soglia dei 66 anni e sette mesi sembra piuttosto difficile.

Come funziona la mini pensione e per chi varrebbe?

In queste ultime settimane, la mini pensione, rilanciata solo qualche tempo dal responsabile del Dicastero dell’Occupazione come novità per le pensioni più fattibile perché a costo zero e interamente a carico del lavoratore, è stata tirata nuovamente in ballo dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. La mini pensione nasce come possibilità di uscita prima per coloro cui mancano appena due o tre anni alla maturazione della normale pensioni, prevedendo l’erogazione di circa 800 euro di anticipo sulla pensione finale da restituire quando si raggiungono i normali requisiti pensionistici con minime decurtazioni da applicare sull’assegno mensile. Le ultime versioni presentate prevedono il coinvolgimento degli istituti di credito, esattamente come ipotizzato dal premier per l’Ape, che dovrebbero erogare l’anticipo al lavoratore che a sua volta lo restituirà una volta raggiunta la normale pensioni e attraverso trattenute che verrebbero applicate sull’assegno che sarà erogato dall’Istituto di Previdenza. Ma ci sarebbe anche una versione della mini pensione per chi rimane senza lavoro, e l’anticipo sarebbe a carico delle casse pubbliche; o per chi viene invitato dall’azienda stessa al prepensionamento, in modo da avere la possibilità di effettuare quel ricambio generazionale che grazie all’assunzione di nuove giovani darebbe nuova spinta a produttività e competitività. In tal caso toccherebbe alla stessa impresa occuparsi dell’erogazione dell’anticipo pensionistico per il lavoratore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il