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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni APE, quota 41, Naspi le differenze come funzionano, per chi e da quando

Come funziona il nuovo meccanismo Ape annunciato qualche giorno fa e differenze con altre novità pensioni come quota 100 o quota 41: regole per tutti




Cambiare l’attuale legge pensioni resta, come ormai diciamo da tempo, uno degli obiettivi principali dell’esecutivo seppur se ne discuta da molto senza mai arrivare ad una soluzione concreta definitiva: le ultimissime notizie si concentrano soprattutto sul nuovo sistema annunciato dal premier del cosiddetto Ape, anticipo pensionistico, che altro fondamentalmente non sarebbe che quel piano di mini pensione, con o senza staffetta, con penalizzazioni, di cui solo qualche giorno fa aveva parlato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma quali sono le differenze tra questo metodo con quelli di quota 100 e quota 41 o con la novità di una revisione della Naspi? Vediamo di analizzare come funzionano questi meccanismi e per chi varrebbero. Partendo dalla quota 100, particolarmente sostenuta da Lega e M5S, da sempre, si tratta di un piano che fino a qualche tempo fa sembrava essere privilegiato perché, a fronte di minime penalità, sembra fosse l’unico che avrebbe potuto effettivamente permettere al lavoratore di scegliere quando andare in pensione.

La libertà sarebbe stata nella scelta dell’età di uscita: in base a quanto definito, infatti, il lavoratore avrebbe potuto scegliere se andare in pensione a 60 anni di età con 40 anni di contributi, a 61 anni con 39 anni di contribuiti, a 62 anni di età con 38 anni di contributi e così via, purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva risultasse alla fine 100 e sarebbe stato un piano valido per tutti, compresi i lavoratori che sono entrati prestissimo nel mondo del lavoro. Più vantaggioso per quest’ultima categoria di lavoratori e per coloro che svolgono mansioni pesanti il piano di quota 41: in base a questo meccanismo, per l’uscita basterebbe maturare 41 anni di contributi senza dover necessariamente raggiungere una determinata soglia anagrafica, ma sarebbero contemplate anche in questo caso penalità, seppur basse.

Ed è questo punto che divide: secondo alcune forze politiche sarebbero comunque necessarie le penalizzazioni per avere le coperture necessarie, ma secondo le forze sociali le penalità dovrebbero essere cancellate, perché queste categorie di lavoratori sono già state fortemente penalizzate dalle norme attualmente in vigore. Perplessità da parte di queste stesse categorie di lavoratori sono state espresse nei confronti del nuovo sistema dell’Ape reso noto dal premier e ci si chiede se effettivamente rientrino in questo meccanismo oppure no. I requisiti detti lasciano, in realtà, spazio a pochi dubbi: possono, infatti, andare in pensione fino a tre anni pria, vale a dire a 63 anni, ricevendo un anticipo sulla pensione finale solo i nati tra il 1951 e il 1953.

Ciò significa che se un lavoratore che ha iniziato prestissimo a lavorare o che è impegnato in un lavoro pesante è nato negli anni detti allora può andare in pensione prima con la mini pensione, ma già chi è nato nel 1954 ne sarebbe escluso, il che comunque crea problemi. Ciò che in particolare prevede l’Ape è, come sopra detto, quanto era stato anticipato nei giorni scorsi e vale a dire, possibilità di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni oggi richiesti, accettando, però, decurtazioni sull’assegno finale comprese tra il 4 e il 12%, in base quindi all’anno in cui si decide di andare in pensione prima, e una mini pensione che verrebbe erogata dagli istituti di credito e a cui dovrebbe essere restituita con trattenute mensili sull’assegno pensionistico finale che sarebbe regolarmente erogato dall’Istituto di Previdenza. Questa mini pensione, che sarebbe un anticipo sulla pensione finale, sarebbe invece erogata dall’impresa nel caso in cui il prepensionamento dei lavoratori più anziani fosse spinto dall’impresa stessa per sostenere il ricambio generazionale al suo interno e l’assunzione di nuovi giovani che significherebbero nuovo impulso alla produttività. Restano, comunque, da definire i dettagli di questo piano.

Insieme a coloro che decidono volontariamente di andare in pensione prima e a cui l’anticipo dovrebbe essere erogato dagli istituti di credito; a coloro che vengono spinti al prepensionamento dalle imprese stesse e a cui l’anticipo dovrebbe essere erogati dai datori di lavoro; restano da considerare coloro che dovrebbero andare in pensione prima perché si sono ritrovati senza lavoro ma sono anche lontani dal raggiungimento dei necessari requisiti per l’uscita. E se continua ad aleggiare l’ombra dell’assegno universale per tutti gli over 55, settimane fa la novità è stata quella dell’annuncio di un’ulteriore proroga della Naspi per chi resta senza lavoro e senza pensione. L’ipotesi circolata era di un rinvio di altri due anni della Naspi, con versamento della contribuzione figurativa ai disoccupati fino alla maturazione dei requisiti necessari, come se, dunque, fosse uno scivolo di accompagnamento alla pensione normale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il