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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni Ape, quota 41 simulazione e calcolo, esempi, limiti e critiche

Come funzionano piani di quota 100 e quota 41 e la novità di mini pensione Ape: regole e vantaggi che ognuno prevederebbe




Continua il dibattito sulla questione previdenziale e si continua a parlare dei sistemi possibili per l'uscita prima e di quali novità per le pensioni sarebbero più convenienti e vantaggiose, tanto per i lavoratori che desiderano andare in pensione rispetto ai requisiti oggi imposto, tanto per lo Stato, che deve chiaramente valutare il piano che meno impatto avrebbe sulla tenuta dei conti pubblici. Si tratta di discussioni che sembrano facili da chiudere ma che in realtà si protraggono da due anni ormai senza mai arrivare alla definizione di una soluzione universale. Ognuno dei sistemi proposti, pur agevolando determinati lavoratori, potrebbe presentare limiti, a partire dalle penalizzazioni che ogni lavoratore dovrebbe accettare per andare in pensione prima, nonostante aver lavorato una vita intera.

La critica da muovere potrebbe essere facile: esistono dei requisiti da rispettare e nel caso in cui si volesse aggirarli è normale che si sia una penalità da pagare, ma questo discorso dovrebbe non valere in riferimento alle attuali norma previdenziali, diventate troppo rigide, che hanno allungato troppo l’età pensionabile di tutti e che, se non modificate, continueranno ad aumentare l’età necessaria per l’uscita dal lavoro fino al raggiungimento dei 70 anni, soglia che chiaramente si prospetta impossibile da raggiungere, sia perché alcuni non lo permettono, sia perché dopo aver sempre lavorato è normale pensare che ognuno di noi voglia godersi i meritati anni di riposo. Stando, però, alle ultime notizie, questi anni potrebbero non arrivare mai. Quale dunque l’ipotesi migliore di novità per le pensioni?

Si parla ormai da anni di piani come quota 100 o quota 41, solo da pochissimi giorni del nuovo sistema di uscita prima annunciato dal premier, battezzato Ape, anticipo pensionistico, per consentire di andare in pensione a 63 anni invece che a 66 anni ai nati tra il 1951 e il 1953, con penalizzazioni tra il 4 e il 12% sull’assegno finale, da calcolare in base al reddito solo sulla parte calcolata con sistema retributivo. Decidendo di lasciare prima la propria occupazione, il lavoratore riceverebbe un anticipo sull’assegno finale dagli istituti di credito e, una volta maturati i requisiti richiesti, dovrà restituire la mini pensione di anticipo con piccole decurtazioni sulla pensione che gli sarà erogata dall’Istituto di Previdenza.

Resta da capire di che importo saranno le decurtazioni perché, pur essendo minime com’è stato detto, su una pensione bassa avrebbero comunque il loro peso. Questa novità non ha tardato a suscitare critiche e commenti negativi perché, dopo attente riflessioni, emerge chiaramente quanto poco vantaggiosa sia: prendendo il caso di un lavoratore nato nel 1952 che decide di andare in pensione 64 anni invece che a 66 riceverà una pensione decurtata dell’8% rispetto alla cifra iniziale, cioè da mille euro né prenderà 920, che sarà quanto percepirà a vita e che, trascorsi i due anni di anticipo, dovrebbe essere ridotta ancora a causa delle decurtazioni da applicare per restituire l’anticipo.

I costi e i protagonisti di questo sistema potrebbero essere diversi a seconda dei lavoratori che vanno in pensione prima:per chi, infatti, sceglie di andare in pensione prima dovrebbero essere coinvolti istituti di credito e Istituto di Previdenza; per chi dovrebbe uscire prima perché ha perso il lavoro ma non ha ancora i requisiti per andare in pensione interverrebbero le casse pubbliche; mentre per i lavoratori che l’azienda vuole prepensionare, l’anticipo sarà erogato dai datori di lavoro stessi. Decisamente diversi i meccanismi di quota 41 o quota 100: il primo particolarmente chiesto soprattutto per avvantaggiare chi ha iniziato a lavorare sin da giovanissimo e che maturando i 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, potrebbe lasciare il lavoro, sempre a fronte di penalizzazioni che, seppur basse, in tanti, soprattutto le forze sociali, chiedono di cancellare visto che si tratta di lavoratori che sono già stati fortemente penalizzati dalle attuali norme; il secondo particolarmente sostenuto da diverse forze politiche secondo cui la quota 100 rappresenta il miglior sistema di uscita prima perché lascia al lavoratore la possibilità di decidere quanto andare in pensione purchè somma di età contributiva ed anagrafica dia 100, ma sempre con penalità, basse anche in questo caso.  

Con la quota 100, per esempio, il lavoratore potrebbe scegliere se lasciare il lavoro prima a 60 anni di età ma con 40 anni di contributi, a 61 anni di età con 39 anni di contribuiti, a 62 anni di età con 38 anni di contributi, partendo da un limite anagrafico comunque di 60 anni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il