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Indulto e amnistia: novità questa settimana

Continuano a mancare il decollo le questioni di amnistia e indulto. Ecco dove l'Aula di Palazzo Madama ha rivolto le sue attenzioni.




Non c'è stato posto per novità su amnistia e indulto nel corso della settimana. Evidentemente le attenzioni sono state altrove. L'Aula del Senato è stata infatti impegnata a dire sì con 134 voti a favore, 14 contrari e 36astenuti al disegno di legge che introduce nell'ordinamento italiano l'aggravante del negazionismo. Ma lo ha fatto tra mille polemiche e con l'opposizione che protesta perché di fatto è stato messo ai voti, non il testo discusso e approvato in commissione Giustizia praticamente all'unanimità, ma l'emendamento messo a punto dal presidente della commissione che è interamente sostitutivo del provvedimento.

Tutto è nato da un "pubblicamente" che la commissione Giustizia del Senato e l'Aula nel suo complesso hanno tentato di inserire nel testo, per due volte. La prima volta, la Camera ha rimediato sopprimendo quella parola. Ma, al secondo tentativo, il Partito democratico a Montecitorio, prima tra tutti la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti, è insorta spiegando che quel "pubblicamente" non c'entra nulla con l'aggravante del negazionismo ma è solo un modo per modificare la Legge Mancino nel suo complesso, restringendone di fatto la portata e mettendone a rischio i processi in corso.

I tecnici della Camera, quando si soppresse il "pubblicamente" la prima volta, spiegarono che inserendolo avrebbero di fatto depenalizzato la Legge Mancino contro le discriminazioni razziali, ma non vennero ascoltati. E la senatrice del Carroccio, Erika Stefani, ha spiegato in Aula il perché: "Noi della Lega è da tanto che chiediamo di modificare la Legge Mancino che è di fatto una normativa che appartiene al ventennio fascista e che è utilizzabile per fini diversi rispetto a quelli originari". E il ddl contro il negazionismo era sembrato un buon contenitore per farla passare.

Ma lo stop ha bloccato ogni velleità. Così passa solo l'aggravante che prevede la reclusione da due a sei anni "se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione si fondano in tutto o in parte sulla negazione della shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra". E si toglie tutta la parte, inserita alla Camera, che legava l'aggravante a "fatti accertati con sentenza passata in giudicato pronunciata da organi di giustizia internazionali". Modifica che fa tornare il ddl nuovamente all’esame di Montecitorio. Di conseguenza si allungano i tempi per la trattazione delle questioni chiave di amnistia e indulto.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il