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Pensioni APE e i nuovi punti che si attendono chiariti. A chi conviene al momento. Simulazioni, esempi, calcolo

Il trattamento Ape varia in base alla categoria di lavoratore, all'età anagrafica, al genere e al reddito percepito.




Il nuovo meccanismo sulle novità pensioni elaborato dall'esecutivo si chiama Ape. Altro non è che una ennesima versione delle mini pensioni ovvero quel sistema che permette ai lavoratori di uscire un po' prima rispetto ai requisiti adesso in vigore, facendosi anticipare la somma, da restituire integralmente e in piccole rate, per accedere al trattamento previdenziale, ma accettando una penalizzazione nell'importo finale dell'assegno da percepire. Facendo la premesse che lo strumento è ancora in via di definizione, alcune importanti informazioni sono ben note, come i suoi beneficiari: potranno aderire i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953.

Le categorie di lavoratori individuati, poi, sono tre: quelli che vogliono andare in pensione prima per ragioni di carattere personale; coloro che hanno perso il lavoro ma non hanno ancora maturato i requisiti per congedarsi; coloro che sono oggetto di prepensionamento da parte delle rispettive aziende. Ebbene, le penalizzazioni nel caso di beneficio del trattamento Ape, varierebbero in base a quale di queste categorie si rientri, all'età anagrafica, al genere e al reddito percepito. In linea generale possiamo dire il taglio della pensione andrebbe da un minimo del 2% fino a un massimo del 12%. Ma si tratta naturalmente delle prima bozza e molti altri dettagli potrebbero cambiare.

Provando a fare qualche esempio, l'Ape si rivolge ai nati entro il 31 maggio 1951 che quest'anno compiono 65 anni a cui manca 1 anno alla pensione di vecchiaia. Per tutti loro, incasso più basso del 4%. Le donne, con già 20 anni di contributi al 31 dicembre 2011 possono invece uscire in qualsiasi momento. Poi ci sono i nati dal primo giugno 1951 al 31 maggio 1952 che quest'anno compiono 64/65 anni, a cui manca da 1 anno e 1 mese a 2 anni alla pensione di vecchiaia. S un reddito di 1.000 euro occorre mettere in conto un importo di 920 euro. Le donne nate entro il 31 marzo 1952 hanno un diritto acquisito nel 2015 se vantano 20 anni di contributi, le lavoratrici nate dal primo aprile al 31 maggio 1952 anticipano da 11 mesi a 12 mesi.

Poi ci sono i nati dal primo giugno 1952 al 31 gennaio 1953 che quest'anno compiono 63/64 anni a cui manca da 2 anni e 5 mesi a 3 anni alla pensione di vecchiaia: la rendita ridotta fino al 12%. Analoghi requisiti per le donne. In linea di massima, l'Ape risulta maggiormente vantaggioso per chi ha redditi bassi rispetto alla pensione anticipata contributiva. Poi ci sono le recenti stime della Uil che ipotizza una indicizzazione del trattamento previdenziale pari all'1% per ogni anno e un tasso d'interesse applicato del 3,5%, pari a quello previsto dall'Istituto nazionale della previdenza sociale per i prestiti pluriennali ai dipendenti pubblici. In queste condizioni chi va in pensione un po' prima rischia di veder sfumare almeno un mese del suo assegno previdenziale.

Già perché uno dei punti da chiarire riguarda proprio l'applicazione di eventuali interessi sulla somma che l'esecutivo, in collaborazione con imprese, banche e assicurazioni, è disposto ad anticipare. Tra i nodi irrisolti, poi, c'è quello relativo alla previsione di un meccanismo di uscita per i lavori che svolgono prevalentemente attività faticose.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il