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Pensioni part time uscita prima al via con Poletti che cerca di fare chiarezza su penalizzazioni APE

Non solo sull'Assegno pensionistico, il governo è al lavoro sugli ultimi dettagli del part time. Ecco le differenze.




Sono tanti i fascicoli sulle novità pensioni aperti sul tavolo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per mitigare l'innalzamento dei requisiti di accesso alla pensione, collegati all'aspettativa di vita e alla necessità di non incidere troppo sul bilancio statale, il governo sta mettendo a punto un'uscita anticipata fino a tre anni, con una penalizzazione economica più o meno consistente in relazione all'importo dell'assegno previdenziale. Si tratta del cosiddetto Ape, di cui vanno appunto configurati tutti i dettagli, dai disincentivi applicate per chi decide di uscire un po' prima all'individuazione dell'esatta platea dei beneficiari. Stando alla prima bozza di lavoro, saranno interessati i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953.

L'intervento comunque dovrebbe distinguere tra le diverse situazioni con opzioni diverse nella fascia di età vicina alla pensione di vecchiaia per chi ha ancora un lavoro e chi è disoccupato e chi ha maturato un assegno leggero e chi potrà contare su una prestazione consistente. Già definito, invece, il part time pre-pensione, che però attende le ultime indicazioni attuative. Si tratta di una novità pensioni introdotta in via sperimentale dalla stabilità 2016 e consiste nella possibilità, offerta al datore e al lavoratore del settore privato con contratto a tempo pieno e indeterminato che matura i requisiti per andare in pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018, di modificare l'orario di lavoro svolto.

In buona sostanza è possibile stipulare un contratto a tempo parziale in misura oscillante tra il 40% e il 60% dell'orario pieno. A fronte, il lavoratore riceve in busta paga un importo corrispondente ai contributi pensionistici datoriali (23,81%) calcolati sulla parte di retribuzione non più dovuta per effetto del taglio di orario. Tale somma è esente sia da contributi, sia da imposte. Per il lavoratore, inoltre, il periodo in part time vale ai fini pensionistici, anche per la parte non lavorata, in quanto lo Stato copre con contributi figurativi la retribuzione persa. E in parallelo arriva la stretta contro l'utilizzo indebito degli sgravi contributivi per le assunzioni e quello dei voucher per il lavoro accessorio.

In pratica, i furbetti degli sgravi contributivi, ovvero quelli che li hanno richiesti per le assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2015 pur non avendone diritto, saranno "duramente colpiti». Lo ha fatto sapere con chiarezza il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali parlando delle 60.000 aziende finite nel mirino dell'Istituto nazionale della previdenza sociale che avrebbero beneficiato di 600 milioni di euro.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il