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Pensioni ultime notizie affermazioni e novità quota 100, mini pensioni, quota 41 Paolo Barnard, Boeri, Damiano, Poletti

Le ultime posizioni di Paolo Barnard, Boeri, Damiano, Poletti su novità per le pensioni ormai sempre più necessarie: a che punto è la situazione




Il dibattito pensionistico continua ad essere piuttosto vivace, soprattutto in vista delle elezioni comunali che si terranno il mese prossimo e del referendum costituzionale che invece si terrà ad ottobre, ma le ultime notizie sono ancora piuttosto negative e sembra che nessuna novità per le pensioni possa essere ancora attuata nel breve periodo, nonostante la volontà dell’esecutivo, ribadita dalla presentazione del nuovo piano di uscita prima basato sulla mini pensione presentato solo la scorsa settimana dal premier. Resta ancora l’incertezza dell’eventuale piano da approvare, tra quest’ultimo, o la quota 100, la quota 41, o la semplice mini pensioni. E sono sempre in tanti i protagonisti della discussione previdenziale: secondo lo studioso Paolo Barnard, l’invio delle buste arancioni, per quanta chiarezza e trasparenza vogliano garantire ai lavoratori contribuenti, potrebbe portare ad un rischio privatizzazione sempre più forte, costringendo gli italiani a stipulare polizze integrative, a volte non necessarie.

Il presidente dell'Istituto di Previdenza Boeri, invece, torna a chiedere all'esecutivo impegno concreto sulla realizzazione di novità per le pensioni, puntando anche all'ipotesi di cancellazione dei vitalizi d'oro ai politici. Secondo Boeri, infatti, il loro peso dovrebbe essere commisurato ai contributi realmente versati da ognuno, esattamente come il valore di ogni assegno pensionistico che viene erogato ai normali lavoratori. Secondo le stime del presidente dell'Istituto, passando al calcolo contributivo per i vitalizi dei politici si potrebbero risparmiare fino a 150 milioni di euro l'anno, cifra considerevole che potrebbe essere impiegata nell'attuazione di ulteriori novità per pensioni che risultino positive per tutti.

Il presidente del Comitato ristretto Damiano è, invece, tornato a rilanciare sulla necessità di permettere ai lavoratori di andare in pensione prima, continuando a spingere sul piano di uscita prima a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino ad un massimo dell’8%, criticando il nuovo sistema di uscita prima basato sulla mini pensione per i nati tra il 1951 e il 1953 con penalità fino al 12% annunciato dal premier. Damiano ha ripresentato il suo piano di uscita a 62 anni proprio all'indomani dell'annuncio del nuovo piano di uscita prima per i nati tra il '51 e il '53, chiarendo che la penalizzazione dell'8% sarebbe quella massima che però diminuirebbe man mano che l'anno di uscita si avvicina all'attuale soglia dei 66 anni.

Nel piano di uscita prima di Damiano, rientrerebbero però anche coloro che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi, vista la contemplata ipotesi anche di uscita prima con quota 41, vale a dire avendo maturato 41 anni di contributi senza alcun limite di età anagrafica da raggiungere, senza, inoltre, l'imposizione di alcuna penalizzazione. Dal canto suo, poi, il ministro del Lavoro Poletti, dopo aver fornito precisazioni sul sistema di penalizzazioni del nuovo piano di uscita prima basato sulla mini pensione per i nati tra il 1951 e il 1953 e che dovrebbero essere comprese tra il 4 e il 12%, spiegando che si tratta di un sistema di penalità complessi e che dovrebbe anche essere differenziato sulla base del reddito percepito dal lavoratore, puntualizzando quanto ha già detto il premier, e cioè che le penalità potrebbero esser superiori per chi percepisce redditi più alti o diminuire nel caso di redditi più bassi, è tornato a parlare di part time.

Dal prossimo 20 maggio, infatti, partirà la sperimentazione di questo nuovo sistema che dovrebbe dare nuova spinta al turn over per favorire il ricambio generazionale a lavoro con l’obiettivo di sostenere il rilancio dell’occupazione giovanile, dando nuovo impulso anche alla produttività. Il part time permette ai lavoratori dipendenti del settore privato a tempo indeterminato cui manchino tre anni al raggiungimento delle pensione finale, di ridurre, su base volontaria, l'orario di lavoro, accettando una conseguente riduzione dello stipendio mensile ma continuando a percepire il regolare pagamento dei contributi previdenziali da parte dell’azienda, fino alla maturazione dei normali requisiti pensionistici richiesti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il