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Pensioni ultime notizie su mini pensioni, quota 41, quota 100 cosa è stato sollecitato al Governo Renzi ufficialmente

Non solo piani di uscita prima come quota 100, quota 41 e mini pensione: quali sono le altre novità per le pensioni chieste all’esecutivo




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 20:50): In maniera sintetica al Governo Renzi sono state richieste numerose altre novità per le pensioni da più parti come certificano le ultime notizie e ultimissime tra cui:

- pensioni novità con correzioni del sistema delle mini pensioni che sembra procedere come il più concreto
- pensioni novità attraverso ricongiunzioni gratis e semplificate
- pensioni novità per i quota 41
- pensioni novità per gli impegnati o chi è stato impegnato nel passato in occupazioni particolarmnte faticose
- pensioni novità con facilitazioni per chi ha problemi in famiglia con supporto ad anziani, disabili, etc
- pensioni novità aumento valore

(segue...)


Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:07):  Non solo le mini pensioni, ma numerose richieste sono arrivate per quanto riuguarda le novità per le pensioni al Governo Renzi sia dalla maggioranza che dalla coalizione, con un ruolo sempre importante sia dell'opposizione interna che quella cosidetta "ufficiale" come confermano le ultime notizie e ultimissime. Tanti sono gli aspetti sulla novità per le pensioni su cui intervenire e queste richieste non fanno che evidenziarlo ancora meglio.

Passa il tempo ma continuano ad arrivare sempre ulteriori richieste di modifiche pensionistiche al governo Renzi e sono diverse le novità per le pensioni su cui si starebbe lavorando anche se, come confermano le ultime notizie, difficilmente ognuna di queste riuscirà ad essere approvata nel breve periodo. Ci sono, infatti, diversi ostacoli ancora da superare, a partire dalla mancanza di risorse economiche necessarie, per arrivare alla contrarietà di Bruxelles e altri organi europei particolarmente attenti alla tenuta dei conti pubblici che continuano a non essere favorevoli all’approvazione di novità per le pensioni nel nostro Paese, pur incalzando la loro necessità anche in relazione al lavoro, e alla mancanza di una soluzione condivisa che possa diventare universale. Insieme alla urgenza di approvazione di piani come quota 100, quota 41, mini pensione, che servirebbero per rendere più morbidi gli attuali requisiti di uscita dal lavoro che chiedono il raggiungimento di ben 66 anni e sette mesi, sono diverse le altre richieste ufficiali arrivate.

Innanzitutto, stando alle ultime notizie, il Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio avrebbe richiesto un'immediata soluzione della questione delle ricongiunzioni, da rendere non onerose, al contrario, gratuite, dando la possibilità a tutti di poter, appunto, ricongiungere tutti i contributi versati nelle diverse gestioni previdenziali ma senza dover sostenere quei costi gravosi oggi previsti ma che rappresentano una ingiustizia. La richiesta del Comitato è di cancellare le ricongiunzioni onerose entro la fine dell'anno, andando incontro a tutti coloro che sono vicini al pensionamento, ma anche di mettere a punto particolari tutele e benefici sia per coloro che svolgono lavori particolarmente faticosi, sia per coloro che si occupano della cura della famiglia dove vi sia un soggetto con disabilità.  

Sempre il Comitato ristretto ha poi richiesto di ampliare per la platea di coloro che possono andare in pensione a 64 anni e sette mesi, possibilità di cui possono usufruire oggi solo per i lavoratori del settore privato che hanno maturato i requisiti necessari entro il 31 dicembre 2012, lasciando fuori i lavoratori privati disoccupati in quella data, e i lavoratori pubblici, norma che così com’è ora contribuisce a creare discriminazioni di trattamenti previdenziali tra le diverse persone. Stesso discorso vale per la richiesta di estensione delle norme oggi valide per l’uscita prima delle donne lavoratrici pubbliche o autonome anche agli uomini.

Le lavoratrici, infatti, hanno la possibilità ancora di andare in pensione a 57 anni le statali e a 58  le autonome con 35 anni di contributi ma accettando di calcolare la propria pensione interamente con sistema contributivo, il che comporta forti riduzioni sull’assegno finale, fino anche al 30%. E le recenti richieste chiedono di prorogare ancora queste norme dedicate solo alle donne, perché sarebbe il caso che si desse peso al lavoro di cura di famiglia che le donne svolgono quotidianamente.  

Altra richiesta, poi, che sarebbe alternativa al metodo della staffetta ibrida è quella di considerare la proposta di uscita tre anni prima rispetto alla soglia di pensionamento assicurando al lavoratore la corresponsione dell’ultimo reddito, da decidere se interamente o parzialmente, e relativi contributi previdenziali, con la partecipazione dello Stato, attraverso la Naspi, e del datore di lavoro per il resto degli oneri.

Tra le altre richieste ufficiali presentate, chiarimenti dettagliati e miglioramenti relativi al nuovo sistema di uscita prima basato sulla mini pensione che dovrebbe essere valido solo per i nati tra il 1951 e il 1953; dall’inserimento in esso della quota 41 ma anche dell’ampliamento della platea perché coloro che al momento rientrano tra i destinatari del sistema e quindi quelli che sono nati negli anni 1951, 1952 e 1953 andranno comunque naturalmente in pensione al massimo tra un anno e mezzo; alla definizione delle penalità cui dovrebbero essere soggetti coloro che scelgono di lasciare il lavoro fino al massimo a tre anni prima e che potrebbero aumentare o diminuire rispetto alle percentuali dette, tra il 4 e il 12%, in base all’importo del reddito percepito dal lavoratore, e dell’entità delle trattenute con cui restituire l’anticipo percepito. In questo caso la richiesta è quella di scegliere se applicare le penalità o applicare la decurtazione sulla pensione finale per la restituzione dell’anticipo e non entrambe. E nel caso specifico delle penalità, la richiesta è quella di abbassarle, portandole al massimo all’8% e non al 12%.

Altra richiesta ufficiale presentata al governo Renzi, dalla stessa Unione europea che ha tra l’altro già aperto una procedura di infrazione nei confronti del ostro Paese sull’argomento, è quella di cancellare la differenza di trattamenti previdenziali di genere, adeguando pertanto l’età pensionabile di uomini e donne, visto che oggi queste ultime hanno la possibilità di andare in pensione prima rispetto agli uomini, pur se a fronte di importanti riduzioni della pensione finale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il