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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41, quota 100 Germania e Francia vietano noi miglioramenti pensioni eppure li fanno

Dopo le novità per le pensioni attuate in Francia e Germania cosa blocca una revisione della legge attuale anche nel nostro Paese e perchè




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:36): A livello comunitario vi è un vero e proprio spezzatino per quanto riguarda le pensioni, senza addentrarci nelle detrazioni e agevolazioni di varia natura. Inutile dire che noi abbiamo il sistema più rigido e probabilmente peggiore tanto è vero che le novità per le pensioni, ma anche per le agevolazioni sono ormai considerate importanti anche dalla stessa maggioranza come evidenziano le ultime notizie e ultimissime. E nonostante abbiano condizioni migliori di noi, Germania e Francia stanno apportando novità per le pensioni ancora più migliorative e in qualche modo paradossalmente continuano ad ostacolarci sullo stesso tema, i primi soprattutto.

Francia e Germania hanno approvato già le loro novità per le pensioni mentre in Italia il cammino di discussioni su piani di quota 100, mini pensione, quota 41 e non solo si preannuncia ancora piuttosto lungo e incontra le ostilità della Comunità. La domanda piuttosto scontata è: come mai agli altri Paesi permettono di rivedere i loro sistemi previdenziali, migliorandoli sempre più, mentre a noi vietano l’introduzione di qualsiasi novità per le pensioni, puntando l’attenzione soprattutto alla tenuta dei conti pubblici piuttosto che al benessere dei cittadini? E la risposta, piuttosto semplice, non convince: il motivo per cui, infatti, all’Italia viene quasi vietato di rivedere l’attuale legge è la sua condizione economica, di crescita ancora molto lenta, di un debito pubblico ancora molto elevato, di un Pil che stenta a decollare, e di una legge che al momento sembra sia ancora l’unica capace di garantire sostenibilità finanziaria.

Di contro, però, l’allungamento dell’età pensionabile per tutti ha bloccato ancora al lavoro tantissimi lavoratori che erano già pronti ad uscire, tanti altri sono stati fortemente penalizzati, soprattutto le categorie di coloro che svolgono lavori faticosi o coloro che sono entrati prestissimo nel mondo del lavoro, senza dimenticare i lavoratori della scuola, e tanti altri sono destinati a fare la stessa fine, visto che l’età pensionabile, in base alle norme attuali e per effetto dell’adeguamento dell’aspettativa di vita Istat, dovrebbe continuare a salire ancora, per arrivare al regime di uscita a 69 anni e 9 mesi.

E’ chiaro, dunque, come si tratti di una situazione diventata insostenibile, che peggiorerà e che blocca anche l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, come hanno confermato anche le ultime notizie sull’andamento dell’occupazione giovanile, bloccando, allo stesso tempo, ogni forma di ripresa e rinnovamento che significherebbe anche nuova spinta alla produttività. E’ tutto un circolo che rimane in stallo, mentre i nostri vicini si battono per cambiare le cose e, per esempio, in Francia mentre viene duramente contestata la riforma del lavoro, è stata abbassata l'età pensionabile a 60 anni, con la promessa che saranno aumentati i contributi, aumentato il salario minimo del 2% ed è stata introdotta una nuova aliquota tassativa del 75% per i più ricchi.

Spostandoci in Germania, poi, dove l’età pensionabile è stata già abbassata l’anno scorso, il governo della cancelliera Merkel ha deciso innanzitutto di aumentare il valore degli assegni pensionistici che dal prossimo primo luglio saliranno del 5%. In particolare, i pensionati della Germania occidentale riceveranno il 4,25% e quelli dell’ex Germania dell’est il 5,95% in più. Si tratta di differenza necessaria per riallineare le due parti del Paese, che sono state soggette a profondi cambiamenti fino alla caduta del muro di Berlino.

Si tratta di passi in avanti che questi Paesi hanno compiuto per andare incontro alle esigenze del proprio popolo, pur dovendo superare ostacoli soprattutto economici, con particolare riferimento alla Francia, eppure lo hanno fatto. Da noi, invece, tutto è ancora fermo e invece di mettersi seriamente al lavoro per trovare le coperture necessarie senza attendere necessariamente lo sviluppo di ulteriori situazioni, come l’esito delle trattative con la Comunità, si continua a temporeggiare e a mettere in atto provvedimenti che vengono sempre considerati prioritari rispetto alle pensioni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il