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Pensioni ultime notizie quota 100, quota 41, mini pensioni strategie Governo Renzi e il nuovo calo occupazione

Investimenti per il lavoro forse sbagliati visti i deludenti risultati: i vantaggi che avrebbero potuto comportare per novità per le pensioni




Le nuove norme sul lavoro approvate dall’esecutivo e che l’anno scorso hanno contribuito ad un reale rilancio dell’occupazione sembra non stiano più avendo risultanti così entusiasmanti: secondo le ultime notizie, infatti, la disoccupazione è tornata a salire e sono diminuiti i contratti di lavoro a tempo indeterminato, gli stessi che lo scorso anno avevano subito una impennata. Tanto rumore per nulla? Per la realizzazione delle novità per il lavoro, l’esecutivo ha impiegato diversi miliardi di euro che, alla luce delle ultime notizie, avrebbero a questo punto potuto essere impiegate in altri provvedimenti, primi tra tutti le novità per le pensioni. E in questo caso l’effetto sarebbe stato duplice, comportando anche conseguenze sul rilancio dell’occupazione.

Il governo ha scelto di investire circa 7-10 miliardi di euro annui per le nuove norme sul lavoro, fondi che avrebbero potuto portare alla realizzazione concreta di novità per le pensioni, i cui piani, da quota 100, a quota 41, a mini pensione, al piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi con penalizzazioni, secondo le stime, avrebbero implicate le stesse risorse, ma con il vantaggio di sostenere tanto pensionandi quanto lavoratori disoccupati e il motivo è presto spiegato. Investendo, per esempio, una cifra di circa 7 miliardi, secondo le stime, si sarebbe potuto approvare il piano di uscita a 62 anni che da una parte avrebbe permesse (e permetterebbe) ai lavoratori più anziani di andare finalmente in pensione e dall’altra avrebbe permesso ai nuovi giovani di entrare nel mondo occupazionale prendendo il posto del lavoratore più anziani uscito in un processo di ricambio generazionale che avrebbe avuto come effetto rilancio dell’occupazione giovanile, e quindi della produttività e quindi dell’economia in generale.

Una cifra di appena 1,5 miliardi di euro sarebbe costato invece il piano di quota 41, che avrebbe permesso una volta per tutte di sostenere coloro che sono stati fortemente penalizzati dall’attuale legge pensioni, vale a dire chi svolge lavori faticosi e chi ha iniziato a lavorare giovanissimi, circa a 14, 16 anni, dando loro la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi e indipendentemente dalla soglia anagrafica che oggi rappresenta invece la condizione unica da raggiungere per lasciare il lavoro.

E accade che vi siano parecchi che svolgono attualmente lavori faticosi che hanno anche superato i 41 anni di contributi ma non hanno ancora raggiunto i 66 anni e sette mesi oggi necessari per andare in pensione. Ci si chiede, dunque, se gli investimenti decisi dal governo sul lavoro siano stati fruttuosi o se magari la scelta migliore avrebbe potuto essere quella di destinare le stesse risorse all’attuazione di novità per le pensioni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il