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Pensioni ultime notizie precisazioni Governo Renzi e Renzi stesso ufficiali quota 100, mini pensioni, quota 41

Palazzo Chigi è al lavoro per la configurazione del nuovo sistema che toglierebbe rigidità al sistema delle pensioni.




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 17:07): C'è un unico punto fermo, ovvero una grande confusione sul tema delle novità per le pensioni. Il Governo Renzi punta alla mini pensioni come novità per le pensioni fondamentale, ma non è così certo e da una parte con alcuni Responsbaili di Dicastero parla di altri strumenti come nelle ultime notizie e ultimissime, mentre con altri (più spesso vice, ma importanti lo stesso) dice che non si farà nulla o quasi. E poi parla ancora una volta Renzi che spiega come chi ha fatto o fa occupazioni faticose deve avere una soluzione, riparla delle mini pensioni ma senza aggiungere nulla e di far crescere le pensioni più basse. Ecco, forse, questo è il vero punto di convergenza l'aumento delle pensioni più basse che converge anche con il taglio delle imposte. Così tutto sembra filare, ma le restanti novità delle pensioni non hanno nessuna certezza, anzi...

L'esecutivo è al lavoro per mettere a punto il suo piano per le novità pensioni. L'idea è quella di permettere il congedo un po' prima per una limitata cerchia di beneficiari, per ora i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953, attraverso il versamento della somma necessaria per maturare i requisiti contributivi, in cambio di una penalizzazione nell'assegno previdenziale. Il Trattamento di fine rapporto sarebbe impiegato come una sorta di garanzia. Fino a questo momento, tuttavia, nulla è stato presentato e non si tratta di un bel segno alla luce delle tante divisioni su questa misura, dentro e fuori i palazzi del potere.

Per i lavoratori con pensioni sono a tre volte il trattamento minimo dell'Istituto nazionale della previdenza sociale è prevista l'uscita anticipata sino a tre anni rispetti ai requisiti attuali di vecchiaia pari a 66 anni e 7 mesi. La penalizzazione va dall'1% al 3% per ogni anno di anticipo sulle quote retributive dell'assegno. Tanto per fare un esempio, l'assegno previdenziale di un lavoratore pari a 1.200 euro netti potrebbe ridursi a 75 euro circa al mese.

Diverso è il caso dei lavoratori con pensioni superiori a tre volte il minimo del trattamento minimo dell'Istituto nazionale della previdenza sociale. Anche in questa circostanza prevista l'uscita anticipata sino a tre anni rispetti ai requisiti attuali di vecchiaia pari a 66 anni e 7 mesi, ma con decurtazione di almeno il 4% o superiore per ogni anno di anticipo sulle quote retributive dell'assegno. Anche in questo caso è possibile fare un esempio, quello di un lavoratore di 1.800 euro netti che potrebbero ridursi di 150 euro al mese. In merito al meccanismo, in entrambi i casi, l'assegno potrebbe essere pagato dalle banche attraverso una sorta di prestito da restituire una vola raggiunta la pensione.

Diversa è naturalmente l'ipotesi del ricambio generazionale, così tanto invocata dalle forze sociali, ovvero dell'uscita un po' prima fino a tre o quattro anni rispetto ai requisiti adesso in vigore. Non sarebbe da mettere in conto alcuna penalizzazione poiché la decurtazione sarebbe pagata dall'azienda. In merito al suo funzionamento, l'assegno verrebbe corrisposto dall'Istituto nazionale della previdenza sociale con costi a carico delle imprese.

Le misure terranno conto del fatto che dal 2 giugno i lavoratori vicini alla pensione possono richiedere il part time agevolato. Il decreto che introduce la misura è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ne possono usufruire i lavoratori del settore privato con contratto a tempo pieno e indeterminato con almeno 20 anni di contributi e che maturano il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018. Sarà possibile concordare col datore di lavoro il passaggio al part time, con una riduzione dell'orario tra il 40 e il 60%, ricevendo ogni mesein busta paga, oltre alla retribuzione per il part time, una somma esentasse pari ai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro sulla retribuzione per l'orario non lavorato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il