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Pensioni ultime notizie prospettive e novità Documento economico programmazione rifatto da zero quota 100, mini pensioni, quota 41

Si aprono nuove prospettive per Palazzo Chigi sulle novità per le pensioni e la situazione diventa ogni giorno più chiara.




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:54): Nuove prospettive per le novità per le pensioni in seguito all'ammorbidimento dei rigidi vincoli di bilancio a livello comunitario. Per quanto siano concessioni temporanee, anche le ultime e ultimissime notizie ribadiscono come Palazzo Chigi ha ripreso in mano non solo il fascicolo sulle pensioni, ma anche quello dell'intero progetto di spesa pubblica per il prossimo anno.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 14:47): Con l'aggiustamento in vista del Documento di economia e finanza sarà più chiaro fino a che punto si spingerà la politica della maggioranza sulle novità per le pensioni. Anche le ultime e ultimissime notizie confermano come il via libera all'extra deficit rispetto ai patti comunitari di bilancio, sebbene non sia della misura richiesta, concedono maggiori ma non illimitati spazi di manovra. Per intervenire in profondità sulle novità per le pensioni sarà comunque indispensabile la ripresa economica del Paese e la volontà che consideri le novità per le pensioni prioritarie

Il governo Renzi rimette mano sul Documento di economia e finanza per via della concessione dell'extra deficit. In un'ottica di novità per le pensioni non c'è comunque da esaltarsi più di tanto, anche e soprattutto perché l'esecutivo deve continuare a rispettare alcuni parametri, ci sono limiti di spesa e nell'agenda delle riforme ci sono tante altre misure, anche più costose. Il raggiungimento degli obiettivi di bilancio e l'abbassamento delle tasse, ad esempio, potrebbero richiedere scelte difficili, riguardanti la spesa sociale e l'introduzione di una tassa sugli immobili, senza toccare la sostenibilità delle pensioni. Si prevede una crescita dell'1,1% quest'anno e di circa l'1,25% nel 2017-18. Questo percorso di crescita implicherebbe un ritorno a livelli di produzione pre-crisi solo verso la metà degli anni 2020, con un ampliamento del divario di reddito tra l'Italia e la media della zona euro.

Sulle pensioni, i tecnici di Palazzo Chigi stanno mettendo a punto un piano per rendere meno rigide le uscite dal lavoro. La possibilità dell'anticipo sarebbe assicurata solo agli over 63 per non più di tre anni. L'assegno verrebbe penalizzato in media del 3-4% per ogni anno con variazioni parametrate sulla base del numero di anni dell'anticipo e dell'entità dell'assegno percepibile al raggiungimento della soglia di vecchiaia. Le penalità potrebbero variare anche a seconda dei lavoratori interessati sulla base di un criterio di selettività. Ma tra le ultime opzioni all'esame dei tecnici la selettività sarebbe di fatto quasi esclusivamente limitata ai disoccupati di lungo corso che potrebbero beneficiare di penalizzazioni più soft. L'assegno anticipato sarà garantito da banche e assicurazioni con il meccanismo del prestito con una garanzia pubblica di fatto solo virtuale. Il costo per lo Stato dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro.

Il punto è che Palazzo Chigi sta lavorando anche sul taglio delle tasse sia per le imprese e sia per i contribuenti in relazione all'Irpef e le due misure rischiano di essere alternative. Il governo potrebbe anticipare il taglio del cuneo sul lavoro stabile al 2017: tra le opzioni allo studio, il modello ricorrente prevede una riduzione di 4-6 punti dei contributi dei neo assunti a tempo indeterminato, facendo leva su un'operazione da 250 milioni di euro per ogni punto, per 1-1,5 miliardi di euro complessivi solo nella prima fase. In questo caso il taglio il taglio verrebbe ripartito in parti uguali tra imprese e lavoratori. Anche se resta molto gettonata l'ipotesi di un alleggerimento di due terzi per le imprese e di un terzo per il lavoratore.

Sul tavolo, e al momento non del tutto accantonata, c'è anche l'ipotesi di un intervento più radicale, con un taglio al costo di tutto il lavoro stabile, vecchi e nuovi assunti. In questo caso un punto di contributi in meno costerebbe 2,5 miliardi di euro. Il primo anno della decontribuzione piena è costato circa 2 miliardi di euro. In alternativa alla riduzione del cuneo anticipata al 2017, c'è la nuova proroga dell'attuale decontribuzione.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il