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Pensioni ultime notizie prospettive e novità Governo Renzi per amministrative nessuna mossa per mini pensioni, quota 41, quota 100

Ci sono le elezioni comunali e il premier potrebbe fare leva sulle novità per le pensioni per guadagnare il consenso perso.




Fino a che punto l'esecutivo è disposto a giocare la carta delle novità per le pensioni per vincere le elezioni amministrative del 5 giugno? Già, perché le due cose sono strettamente legate e lo sono ancora di più considerando i sondaggi non proprio entusiasmante per il Partito democratico, di cui il presidente del Consiglio è anche segretario. Tuttavia occorre fare i conti non solo con le ristrettezze economiche, ma anche con le altre carte che il premier ha in mano per guadagnare consenso. Su tutte c'è anche quella della riduzione delle tasse, altro tema caldo e in grado di scuotere gli elettori. Non è quindi da escludere il possibile scenario del nulla di fatto sulle novità per le pensioni.

A ogni modo, la rotta sembra comunque già tracciata, anche perché l'anticipo del pensionamento rispetto all'età di vecchiaia potrebbe avere un costo prossimo allo zero per i disoccupati, a partire da quelli che sono stati impegnati in attività considerate faticose rispetto alle altre, a pochi anni dalla pensione, mentre potrebbero pagare tra il 2% e il 4% l'anno i lavoratori che decideranno di anticipare l'uscita dal lavoro. Lo ha detto confermato il ministro del Lavoro delle Politiche Sociali, spiegando comunque che non c'è ancora una proposta finale sulla previdenza ma che questa dovrà tenere conto delle diverse situazioni dando ai diversi casi soluzioni differenti.

Più specificatamente, questa novità per le pensioni si articola in un piano

- solo per gli over 63 per non più di tre anni;

- con assegno penalizzato in media del 3-4% per ogni anno con variazioni parametrate sulla base del numero di anni dell'anticipo e dell'entità dell'assegno;

- caratterizzato da un criterio di selettività, ma sarebbero privilegiati in disoccupati di lungo corso;

- garantito da banche e assicurazioni.

Il 2 giugno, poi, entra in vigore la norma sul part time agevolato che consentirà ai lavoratori a tre anni dalla pensione di accordarsi con l'azienda per lavorare con un orario ridotto avendo in busta paga i contributi per le ore non lavorate, avendo accreditata l'intera contribuzione ai fini previdenziali. Anche in questo caso si tratta di un misura dall'impatto necessariamente limitato poiché la copertura figurativa dei contributi è determinata in 60 milioni di euro per il 2016, 120 milioni di euro per il 2017 e 60 milioni di euro per l'ultimo anno. L'obiettivo è la promozione di un principio di invecchiamento attivo, ovvero di uscita graduale dall'attività lavorativa.

In parallelo, Palazzo Chigi lavora sull'altra faccia della medaglia, oltre a quella delle novità per le pensioni ed è quella dei contributi previdenziali e del mercato del lavoro. I dati rivelano che, senza sconto, pesano per il 33% sulle buste paga. Molti osservatori ritengono che più che le norme di minore rigidità introdotte con le recenti norme, sia stata proprio la decontribuzione al 100% a spingere le imprese nel 2015 a fare molte assunzioni stabili, così da portarne l'incidenza sul totale dei nuovi contratti dal 16 al 24%. Ma senza crescita economica e senza una vera politica di ricambio generazionale, appare una misura dal fiato corto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il