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Pensioni ultime notizie ulteriori variazioni e novità dettagli APE mini pensioni. Il calcolo nuovo.Per chi, quando, come funziona

Ci sono ancora molti aspetti da chiarire sul funzionamento delle mini pensioni con penalità allo studio a Palazzo Chigi.




La principale novità sul fronte delle pensioni a cui sta lavorando Palazzo Chigi è quella dell'Ape. Si tratta delle cosiddette mini pensioni ovvero della possibilità da concedere a una ristretta platea di beneficiari di congedarsi un po' prima rispetto a quanto adesso previsto, grazie a una somma da farsi anticipare e in cambio di una penalizzazione nell'assegno. Ci sono però molto dettagli da sistemare e da chiarire, da quelli relativi ai destinatari fino all'ammontare della penalità, passando per l'eventuale pagamento di interessi. La somma, si ricorda, sarà erogata dall'Istituto nazionale della previdenza sociale, ma messa a disposizione da banche e assicurazioni. In qualche modo, questi ultimi vorranno essere ricompensati per il servizio reso.

L'Ape si rivolge innanzitutto ai nati entro il 31 maggio 1951 che quest'anno compiono 65 anni a cui manca un anno alla pensione di vecchiaia. Le donne, con già 20 anni di contributi al 31 dicembre 2011 possono uscire in qualsiasi momento. Quindi ci sono i nati dal primo giugno 1951 al 31 maggio 1952, che quest'anno compiono 64 o 65 anni, a cui manca da 1 anno e 1 mese a 2 anni alla pensione di vecchiaia. Le donne nate entro il 31 marzo 1952 hanno un diritto acquisito nel 2015 se vantano 20 anni di contributi, quelle nate dal primo aprile al 31 maggio 1952 anticipano 11-12 mesi. Quindi ai nati dal primo giugno 1952 al 31 gennaio 1953 che quest'anno compiono 63 o 64 anni a cui manca da 2 anni e 5 mesi a 3 anni alla pensione di vecchiaia. Analoghi requisiti per le donne.

Il taglio sarebbe sulla parte retributiva della pensione per ogni anno di anticipo mentre sulla parte contributiva potrebbe essere usata la stessa percentuale oppure il coefficiente di conversione dell'età effettiva di pensionamento e non quello per l'età minima di vecchiaia. In questo contesto il Trattamento di fine rapporto rappresenterebbe una variabile decisiva poiché sarebbe una specie di garanzia per lo Stato nel caso di situazioni improvvise come la morte dello stesso lavoratore indebitato sulla via della pensione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il