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Quello delle pensioni in Italia continua a rimanere un sistema frastagliato con difficoltà a introdurre vere novità.




E se si cominciasse a prevedere novità per le pensioni eliminando le situazioni di privilegio? Uno dei limiti del sistema previdenziale italiano, che sta impedendo la previsione di norme universali, siano esse l'applicazione di quota 100 o l'introduzione delle mini pensioni, è la sua eccessiva frammentazione. Tanto per essere chiari in questo 2016, gli uomini e le lavoratrici del comparto pubblico lo potranno fare a 66 anni e 7 mesi, le lavoratrici del settore privato a 65 anni e 7 mesi, quelle autonome a 66 anni e 1 mese. Il requisito dell'età va legato a quello contributivo, pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini, di 41 anni e 10 mesi per le donne.

Il prossimo anno gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 e 7 mesi nel 2018 a 66 e 7 mesi; nel 2019 a 66 e 11 mesi; nel 2020 a 66 e 11 mesi; nel 2021 a 67 e 2 mesi; nel 2022 a 67 e 2 mesi; nel 2024 a 67 e 5 mesi; nel 2025 a 67 e 8 mesi; nel 2026 a 67 e 8 mesi; nel 2027 a 67 e 11 mesi; nel 2028 67 e 11 mesi; nel 2029 a 68 e 1 mese; 2030 a 68 e 1 mese; nel 2031 a 68 e 3 mesi. Ma sono previste alcune eccezioni, come i 60 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia per invalidi non inferiori all'80%; 55 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia per non vedenti; 65 anni per i dirigenti medici e del ruolo sanitario, responsabili di struttura complessa; 70 anni per magistrati e professori universitari di prima fascia; 65 anni per ricercatori universitari e professori associati.

E non va evidentemente meglio se si tira in ballo l'ultima delle novità previste dall'esecutivo sulle pensioni. La staffetta ibrida con cui i lavoratori del settore privato possono concordare il part time con il proprio datore di lavoro, mantenendo il versamento di tutti i contributi e il 65% dello stipendio, è limitata ai soli 63enni a cui mancano tre anni dalla maturazione dei requisiti per il ritiro e fino a esaurimento risorse. E che dire del via libera alla proroga per un solo un anno del contributivo donna con cui consentire l'accesso al trattamento previdenziale alle lavoratrici con 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi se dipendenti o a 58 anni e 3 mesi se autonome, in cambio del ricalcolo dell'assegno con il contributivo?

E anche i progetti più recenti sulle novità per le pensioni continuano a essere limitati a una platea ridotta di destinatari. Stando allo schema di base immaginato da Palazzo Chigi sulle mini pensioni, ai soli over 63 che vogliono andare in pensione un po' prima rispetto alla scadenza prevista viene prevista la riduzione del proprio trattamento pari a una percentuale tra l'1 e il 3% per ogni anno di anticipo richiesto. In una prima fase si comincia con i nati nel 1951, 1952 e 1953. Poi dovrebbe toccare ai nati nel triennio successivo. Lo stesso ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha confermato come queste mini pensioni non saranno uguali per tutti e che, età a parte, la variabile decisiva nella definizione delle penalizzazioni da applicare sarà rappresentata anche dal reddito percepito dai lavoratori.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il