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Pensioni ultime notizie sulle classi medie e povere devono spingere quota 100, mini pensioni, quota 41

Le novità per le pensioni vanno pensate anche in un'ottica di rilancio di fiducia e sicurezza della cosiddetta classe media.




Non sfugge che nel dibattito sulle novità per le pensioni così come in quello sulla riduzione delle tasse, al centro dell'attenzione ci sono sempre di più le classi medie e quelle povere. La ragione è semplice: sempre più rapporti riferiscono che la precarietà lavorativa di oggi, accentuata dall'assenza di un ricambio generazionale nel mercato dell'occupazione, si trasformerà in povertà domani. Non solo, ma anche i pensionati di oggi sono sempre più poveri e la proposta di intervenire sulle minime, magari estendendo il ben noto bonus di 80 euro, è sempre all'ordine del giorno. E poi ci sono i dati recenti di Eurostat, secondo cui le famiglie italiane in povertà sono l'11%, la quota più alta in Europa.

Ecco allora che intervenendo su questo versante verrebbe dato un segnale non trascurabile all'intero impianto del welfare italiano, oltre a restituire, almeno in parte, fiducia e sicurezza, e magari a rilanciare i consumi. Sia che si intervenga sulle pensioni e sia sul lavoro, occorre evidentemente una misura forte e incisiva e che sia il più universale possibile. Da tempo è sul tavolo delle discussioni l'applicazione di quota 100, intesa come somma di età anagrafica e anni di contribuzione, o di quota 41 per chi ha iniziato a lavorare in giovane età. Tuttavia provvedimenti di questo tipo richiederebbero un impegno economico che lo Stato a oggi fa fatica a permettersi.

Ma occorre fare in fretta a prevedere novità per le pensioni nel più ampio progetto di revisione e di miglioramento di tutti gli aspetti del welfare italiani. I movimenti mensili dell'occupazione, come reso noto dall'Istituto nazionale di statistica, hanno determinato nel periodo tra febbraio e aprile di quest'anno un aumento complessivo degli occupati rispetto ai tre mesi precedenti. L'unica componente che mostra un calo congiunturale è quella dei dipendenti a termine. Dopo il calo di marzo la stima dei disoccupati ad aprile sale dell'1,7% , tornando al livello di febbraio. Il tasso di disoccupazione è pari all'11,7%, in aumento di 0,1 punti percentuali su marzo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il