Scalata Antonveneta: il Gip Forleo conferma appoggi dal mondo politico e istituzionale. Bufera

Il giorno dopo la lettura delle 'memorie difensive', il Gip di Milano presenta una ricostruzione della scalata Antonveneta ribadendo l'esistenza di appoggi da parte di 'esponenti del mondo istituzionale' nell'operazione illeci



Clementina Forleo ritorna alla carica. Nel provvedimento diffuso dal magistrato per ricostruire la vicenda della scalata della Banca popolare italiana ad Antonveneta compaiono le motivazioni della decisione di concedere il patteggiamento a Bpi e Bpl Suisse, e soprattutto la "sua" conferma che gli appoggi di palazzo c'erano ed hanno pesato.

"COMPLICITA' ISTITUZIONALI" - La Bpi guidata da Gianpiero Fiorani, secondo il giudice milanese, avrebbe portato avanti la scalata ad altri istituti bancari "in totale spregio delle regole poste a presidio del mercato", e soprattutto "con la complicità di esponenti del mondo istituzionale", alcuni dei quali "pervicacemente riluttanti ad ammettere le proprie debolezze e ad accettare dignitosamente che in uno stato di diritto debba valere il principio di cui all'articolo 3 della Costituzione". Ovvero l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. L'affondo della Forleo arriva il giorno dopo la decisione delle Giunte di Camera e Senato di rinviare alla settimana prossima il voto sulla concessione alla procura delle intercettazoni telefoniche. E soprattutto, il giorno dopo la lettura in commissione delle "memorie difensive" di Fassino e D'Alema. L'appuntamento della dichiarazione del Gip non sembra casuale, visto che nelle ventisette pagine presentate dal ministro degli esteri compariva una secca critica rivolta contro l'ordinanza considerata "errata", e "configurata come un'improponibile richiesta di autorizzazione a procedere", messa in atto sulla base di "poteri inesistenti" arrogati alla magistratura (vedi articolo di ieri). Un duello a distanza, quello tra il ministro e il magistrato, che si inserisce in una fase di contrasto istituzionale (e costituzionale) non svincolato dallo scontro politico.

IL PATTEGGIAMENTO - Nella sintetica nota del Gip, la motivazione per la quale ha deciso di concedere il patteggiamento alla Bpi del dopo-Fiorani, e alla Bpl Suisse. Il gruppo ha versato 94 milioni di euro, ai quali si aggiungono 1,26 milioni di sanzioni pecuniarie (e 330 mila euro messi a disposizione dalla filiale della Popolare di Lodi a Milano) in un conto vincolato a favore del procedimento. Una cifra che, secondo la Forleo, costituirebbe un' "evidente ammissione da parte dell'istuto in questione dell'illiceità dell'operazione che si stava conducendo". "La disponibilità della Bpi ad ammettere l'illiceità della tentata scalata all'Antonveneta", scrive la Forleo, "si inserisce sicuramente nello spirito di rinnovamento dell'istituto e dunque nello sforzo dello stesso di recuperare in pieno, a tutti i livelli e in ogni comportamento, una cultura della legalità". E conclude: "prendendo così le distanze da chi tale cultura continua a rifiutare".

DI PIETRO - Le dichiarazioni del magistrato milanese non sembrano aver scosso i palazzi di Roma. A raccogliere il sasso nell'acqua della Forleo e a rilanciarlo in un altro stagno è il ministro dei trasporti Antonio Di Pietro, che sulla scia della riapertura post-estiva del dibattito sulle intercettazioni spinge sulla necessità di "liberalizzarne" l'utilizzo. "Vanno utilizzate nei confronti di tutti. Anche se gli interessati si chiamano Fassino e D'Alema", dichiara il ministro in riferimento all'autorizzazione che dovrà essere data delle Giunte di Camera e Senato. "Quindi", aggiunge, "sia per coloro che risultano nelle intercettazioni della Procura di Milano, sia per qualsiasi altra persona, l'Italia dei Valori vuole e deve votare a favore dell'utilizzo delle stesse senza ricorrere, come si sente fare spesso da altri, ad alcun sofisma o nascondere la testa sotto la sabbia". Nel caso specifico", precisa il ministro, "riteniamo che sia anche nell'interesse degli stessi politici correre dai giudici a riferire la loro versione dei fatti, piuttosto che utilizzare come paravento la giunta delle autorizzazioni della Camera. Una tale decisione", conclude, "renderebbe evidente quel che per me lo è già: la loro estraneità ai fatti". Il deputato dipietrista nella Giunta per le autorizzazioni, Federico Palomba, ha confermato il suo voto favorevole all'utilizzo delle intercettazioni.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il