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Pensioni ultime notizie aspettative vita e quota novità Governo Reni già tramontate come novità quota 100, quota 41, mini pensioni

Sembrano calare le aspettative e la fiducia sul provvedimento delle mini pensioni con penalità allo studio a Palazzo Chigi.




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:33): C'è molta speranza che si possa fare qualcosa e di importante per le quote e le aspettative di vita dopo alcune aperture proveniente dalle ultime notizie, ma come spesso accade le ultimissime notizie le stanno già spazzando via. Non ci sono soldi, tutto dovrebbe essere concentrato sul taglio delle imposte e aumento occupazione con detassazione fissa e il budget per le novità per le pensioni sarebbe stato ancora così ridotto da scendere al di sotto del miliardo prefissato che cià era poco anche per le mini pensioni che quindi non sarebbero migliorate come previsto, ma anzi forse limitate di più o spostate nel tempo

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:14): Vi era stata una timida apertura del Governo Renzi su alcuni degli aspetti fondamentali per le novità per le pensioni più attesi e richiesti ovvero aspettative di vita e quote. Ed erano stati in parte anche pubblicamente da esponenti e autorità come confermano le ultime notizie e ultimissime. Ma queste stesse, ora , sembrano già smentire tali possibili novità per le pensioni e riportare alle novità per le pensioni nulle o quasi, se non proprio nulle.

Ci sono ragioni economiche e sociali da tenere in considerazione quando si parla di novità per le pensioni. Sotto il primo punto di vista, sembra che l'intenzione dell'esecutivo sia adesso quella di ridurre la somma immaginata per fare passare le mini pensioni con penalizzazioni. In buona sostanza il miliardi di euro inizialmente prospettato verrebbe dimezzato. Le conseguenze di una eventuale misura di questo tipo sono presto dette. Se già l'impatto di questo provvedimento nel favorire l'uscita un po' prima rispetto a quanto adesso possibile era già limitato a chi è nato negli anni tra il 1951 e il 1953, i requisiti e le penalizzazioni potrebbe diventare ancora più stringenti.

E naturalmente, nonostante gli sforzi a cercare di far quadrare i conti, andrebbero decisamente a cadere ipotesi come l'applicazione di quota 100, quale somma di età anagrafica e anni di contribuzione per accedere al trattamento previdenziale, e di quota 41, come anni di sola contribuzione, per chi ha iniziato a lavorare in giovane età. Si tratta delle soluzioni maggiormente gradite dai pensionandi e dalle stesse forze sociali che li rappresentano, ma che mal si conciliano con le disponibilità economiche. Dal punto di vista sociale, il punto cardine dell'attuale legge previdenziale è rappresentata dall'aumento delle speranze di vita. Il traguardo delle speranze di vita viene spostato ogni due anni di quatto mesi.

Ebbene, secondo l'ultimo rapporto Istat, si assiste a una diminuzione per la speranza di vita e una crescita dell'invecchiamento attivo. La stima della vita media alla nascita nel 2015 è pari a 80,1 anni per gli uomini (nel 2014 era 80,3) e a 84,7 per le donne (nel 2014 era 85,0 anni). La riduzione interessa tutte le ripartizioni e lascia inalterata la geografia del fenomeno che, come è noto, vede il Centro-nord avvantaggiato rispetto al Mezzogiorno. Come si conciliano questi nuovi dati con l'attuale legge previdenziale? Anche questo rientra tra i temi che il Ministero del Lavoro affronterà con le forze sociali nell'incontro della prossima settimana.

Sul tavolo del confronto anche la ricongiunzione dei periodi in gestioni diverse, la disciplina dei lavori faticosi, la valutazione del lavoro di cura, la valutazione delle tematiche connesse al lavoro in giovane età, la previdenza integrativa e gli investimenti dei fondi pensione, la modalità di rivalutazione delle pensioni e tutela del potere di acquisto, la separazione tra previdenza e assistenza.

Il tutto mentre l'esecutivo si tiene ben lontano dal lanciare una politica di ricambio generazionale, in un contesto in cui sempre più lavoratori vorrebbero andare in pensioni ma non passano e milioni di giovani non riescono a entrare nel mercato dell'occupazione. E i numeri non mentono: la disoccupazione riguarda ancora oltre tre milioni di persone. Il tasso è fermo all'11,6%, come a fine 2015, ma è inferiore di quasi un punto rispetto all'inizio di quell'anno. Nella maggioranza dei casi la disoccupazione è di lungo corso, con ancora 1,7 milioni di persone in cerca di lavoro da più di un anno.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il