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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41, quota 100 e da recenti riunioni sul DEF cosa trapela

Quali novità per le pensioni potrebbero rientrare nel nuovo Def rivisto alla luce delle ultime notizie: misure probabilmente pronte ad arrivare




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 21:45): Sono le ultime e ultimissime notizie di queste ore a riferire come le novità per le pensioni stanno per fare il loro ingresso nella nuova versione del Documento di economia e finanza 2016. Difficile per il momento fare previsioni attendibili e sicure sulle risorse che Palazzo Chigi metterà a disposizione perché oltre a misure sulle pensioni c'è in ballo la riduzione delle imposte e gli spazi di manovra sono costantemente limitati.

Nell’attesa della prossima riunione in programma il 14 giugno tra esecutivo e forze sociali, iniziano a trapelare nuove indiscrezioni sulle misure che potrebbero rientrare nel Def rivisto. Dopo, infatti, la concessione da parte dell’Europa di ulteriori risorse economiche, l’Italia può provvedere a inserire nuovi provvedimenti o allargare le maglie di alcuni che erano stati già messi a punto. Ma di cosa si tratta? Secondo le ultime notizie, le misure contemplerebbero innanzitutto un taglio delle imposte, con, innanzitutto, una riduzione dell’Ires per poi capire se ci sono ancora ulteriori margini di intervento per la riduzione delle aliquote Irpef, che dovrebbe interessare i primi tre scaglioni di redditi, lasciando invece tutto invariato per quarto e quinto, cioè per coloro che guadagnano redditi dai 55 mila euro in su. Ma in questo senso si attendono ancora conferme, bisogna infatti continuare a lavorare sulla definizione dei soldi da investire in ogni provvedimento per capire fino a che punto ci si potrà spingere.

E proprio qualche giorno fa lo stesso ministero dell’Economia ha spiegato che anche per intervenire con la riduzione delle imposte è necessario rispettare i vincoli di bilancio, che sono particolarmente stretti. In questo capitolo rientrerebbero anche le proroghe degli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Un parte delle risorse disponibili dovrebbero poi essere indirizzare a misure per contrastare in maniera sempre più forte l’evasione fiscale; su tavolo poi riordino delle agevolazioni fiscali, aumenti per le pensioni più basse e anche novità per le pensioni che permetterebbero l’uscita prima ai lavoratori che lo desiderassero. Ma non a tutti. Secondo quanto previsto, infatti, al vaglio resterebbe la novità per le pensioni basata sulla mini pensione, un piano che inizialmente si diceva sarebbe costato un miliardo di euro all’anno, quindi decisamente meno di quei 5-7 miliardi di euro che erano stati ipotizzati già prima per intervenire con novità sulle pensioni, ma che negli ultimi giorni sembra essere diventato ancor meno costoso.

Il sistema di uscita prima con mini pensione, infatti, dovrebbe richiedere ora un calo di soldi, tra i 500 e i 600 milioni di euro, una riduzione che implicitamente significa che verrebbe ridotta la platea dei beneficiari. Secondo quanto era stato annunciato in un primo momento, la novità per le pensioni basata sulla mini pensione, che continua ad essere fortemente criticata, a fronte di richieste crescenti per novità pensioni di quota 100, novità pensioni di quota 41, ma anche piano di uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni del 2% annue fino ad un massimo dell’8% per chi decide di andare in pensione fino a quattro anni prima rispetto ai 66 anni e sette mesi oggi richiesti, avrebbe dovuto essere destinata a tutti i nati tra il 1951 e il 1953 per permettere agli over 63 di lasciare il lavoro fino a tre anni prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni, con penalità variabili, comprese tra l’1 e il 4% modulate in base al valore del reddito pensionistico percepito da ogni lavoratore, e con il coinvolgimento di istituti di credito (o di imprese nei casi in cui fossero esse stesse a spingere il lavoratore al prepensionamento per attivare il turn over) per l’erogazione dell’anticipo per l’uscita prima. Una volta maturati poi i normali requisiti pensionistici, il lavoratore avrebbe dovuto restituire quanto percepito in anticipo attraverso trattenute minime sulla pensione finale.
 
E’ possibile però che con la riduzione di risorse da impiegare, la platea di beneficiari, come del resto era trapelato settimane fa, possa restringersi e non comprendere tutti i nati tra il 1951 e il 1953 ma interessare gradualmente prima i disoccupati di lungo tempo, sempre rientranti in questa fascia di età, poi coloro che percepiscono redditi più bassi e quindi infine allargarsi anche a coloro che percepiscono redditi più elevati. Il rischio è, dunque, che si facciano davvero cose minime per le pensioni, ammesso che si facciano concretamente, soprattutto perché è tornato a crescere fortemente l’intenzione di procedere sulla strada del taglio delle imposte.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il