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Pensioni come funziona, per chi, da quando APE il prestito pensionistico e per quota 41, precoci e usuranti cosa è prevista

Intorno al provvedimento messo a punto dall'esecutivo sulle novità per le pensioni, i dubbi continuano a essere maggiori delle certezze.




Nuovo passo in avanti nel percorso che porta alla definizione dell'Ape (Anticipo pensionistico), la principale novità per le pensioni che sarà inserita nella prossima manovra. Stando allo schema di base, dal prossimo anno sarà possibile uscire dal lavoro fino a tre anni prima dell'età di vecchiaia con l'anticipo pensionistico da restituire in 20 anni. Ma per chi lascia l'impiego volontariamente la rata di prestito potrebbe arrivare fino al 15% dell'assegno per quei 20 anni. L'impatto sarebbe invece più leggero per chi si trova in situazioni di difficoltà o ha un basso reddito: le detrazioni fiscali previste saranno infatti graduate e selettive.

I dubbi continuano a essere maggiori delle certezze, a iniziare dall'esclusione da questo ragionamento di chi ha iniziato a lavorare in giovane età e di chi svolge attività prevalentemente faticose. L'uscita fino a tre anni prima è da ritenere possibile solo per la pensione di vecchiaia e la platea dei beneficiari sarebbe così limitata a circa 40.000 persone in tutta Italia. Almeno nel primo anno di applicazione delle mini pensioni con penalizzazioni, sono infatti coinvolti solo coloro che sono tra il 1951 e il 1954. Resta da chiarire la reale entità della riduzione dell'assegno. Dipenderà da diverso fattori il costo del rimborso nel rateo ventennale previsto.

Innanzitutto dalla durata dell'anticipo, e quindi del peso del prestito che dovrà appunto essere rimborsato. E poi dalla graduazione che le detrazioni fiscali garantiranno ai beneficiari a seconda delle loro situazione di partenza e del livello di reddito. A definire in che percentuale sarà ridotto l'assegno finale sarà anche la scelta di finanziare l'Ape utilizzando una parte del capitale cumulato nei fondi pensione. Ma questi calcoli sono stati effettuati sullle pensioni nette o lorde? Non è stato infatti chiarito in occasione dell'incontro tra Ministero del Lavoro e forze sociali.

Provando a fare un esempio su un assegno mensile di 1.500 euro si potrebbe arrivare a perderne fino a un terzo per un anticipo di tre anni, considerando la restituzione del prestito in 15 anni con un tasso fisso del 3,5%. E qui entra in gioco un altro fattore. La restituzione del prestito pensionistico bancario dovrà avvenire su base ventennale.

Il combinato rata-detrazione fiscale determinerà la decurtazione reale dell'assegno rispetto alla potenziale pensione di vecchiaia piena. Per i lavoratori più deboli e maggiormente bisognosi di tutele la rata sarà ridotta al minimo o addirittura azzerata dalla detrazione che in questi casi potrà assorbire anche una parte del capitale a ulteriore vantaggio del beneficiario. Ma chi paga questi tassi di interesse sull'ammortamento? Saranno a carico dello Stato o, in maniera diretta o indiretta, sul pensionando? E poi, Chi paga l'assicurazione che garantisce il sistema? Stando alle prime stime, l'impegno economico complessivo per le casse statali sarebbe inferiore a quel miliardo di euro inizialmente ipotizzato e potrebbe scendere fino al suo dimezzamento.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il