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Brexit sondaggi e previsioni aggiornati chi vince tra rimanere in Europa e uscire. I rischi per l'Italia

Giovedì 23 giugno inglesi chiamati al voto sul referendum per la Brexit: cosa prevede, sondaggi e quali conseguenze si avrebbero in caso di uscita del Regno Unito dall’Ue




Giovedì 23 giugno i cittadini inglesi sono chiamati al voto per il referendum sulla cosiddetta Brexit, che deriva dall’unione delle parole Britain Exit, per decidere cioè se rimanere in Europa o lasciarla. Il quesito referendario chiede infatti agli inglesi ' La Gran Bretagna deve restare membro dell’UE o deve lasciare l’Ue?’ Possono votare solo i cittadini britannici, irlandesi e i cittadini dei Paesi del Commonwealth e che risiedono nel Regno Unito. L’esito del referendum sarà valido a prescindere dall’affluenza e dal quorum. Il referendum è stato indetto per idea del primo ministro attuale David Cameron che durante la sua scorsa campagna elettorale aveva promesso agli inglesi che se fosse stato eletto avrebbe organizzato una consultazione popolare per far decidere agli stessi cittadini inglesi se rimanere o meno nell'Unione Europea.

In Inghilterra, liberaldemocratici e laburisti sono contrari all’uscita dall’Unione, i conservatori sono divisi tra coloro che sostengono il sì all’uscita e coloro che dicono no; mentre decisamente favorevole all’uscita è il partito di destra Ukip. Spaccati anche i sondaggi: secondo gli ultimi sondaggi condotti da Orb per l’Indipendent, coloro che vogliono uscire dall’Ue si attesterebbero al 55%, mentre secodo il Financial Times, sarebbero in netto vantaggio coloro c vogliono rimanere in Europa. Entrambi i risultati, qualunque fossero, avrebbero comunque un importante impatto tanto per il Regno Unito quanto per l’Europa stessa e potrebbe trattarsi di impatti anche non troppo positivi, perché viste le politiche di austerità ultimamente perseguite dall’Ue, con la conferma della volontà da parte della Gran Bretagna di voler comunque continuare a farne parte, è possibile che i spinga sull’acceleratore, nonostante non siano poi scelte tanto proficue per il rilancio dell’economia dei Paesi.

Se il referendum dovesse concludersi con la permanenza dell’Inghilterra nell’Ue non ci sarebbe alcun cambiamento, ma se dovesse concludersi con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, ci vorrebbero due anni perché l passaggio si concluda definitivamente, due anni, quindi fino al 2018, in cui nonostante fuori comunque l’Inghilterra dovrebbe continuare a rispettare le nome europee; dopo di chè chi ha già la residenza nel Regno Unito pur non essendoci nato non avrà alcun problema, ma entreranno in vigore diverse restrizioni alla circolazione delle persone anche appartenenti alla Comunità ; servirà un visto per vivere e lavorare in Gran Bretagna; e sarebbero soggetti a restrizioni anche i cittadini britannici che vivono e lavorano in altri Paesi dell’Ue. Bisognerà dunque mettere punto specifiche norme sull’immigrazione in modo da tutelare i cittadini britannici in Europa e da regolare i flussi migratori verso la tessa Gran Bretagna.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, sono tutti concordi sul fatto che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue avrebbe un impatto decisamente negativo, almeno in una prima fase, con effetti su sterlina e mercati finanziari, senza considerare l’imponente questione lavoro. Alcuni esperti stimano che siano in pericolo circa 3 milioni di posti di lavoro; il 13% dei cittadini europei risiede in Gran Bretagna e l’economia britannica rappresenta il 17% della potenza economica della Ue; i pensionati britannici residenti all’estero perderebbero i vantaggi garantiti ai membri della Ue, primo fra tutti l’assistenza sanitaria gratuita; e, nella peggiore delle ipotesi, alcuni esperti economisti ritengono che si possa addirittura tornare in recessione.

Tra le domande che ci si pone è quali conseguenze potrebbero esserci per Italia e italiani se la Gran Bretagna uscisse dall’Ue? A livello economico generale, la Brexit avrebbe impatto sull’Italia esattamente come sugli altri Paesi europei, mettendo cioè a rischio mercati finanziari che potrebbero essere esposti ad una grossa volatilità per qualche tempo; a livello più prettamente pratico, i 600.000 italiani che lavorano in Gran Bretagna potrebbero tornare in patria, e i circa 20.000 cittadini britannici che vivono e lavorano in Italia dovranno tornare in Inghilterra; per chi resterà, dovrà presentare richiesta di un permesso di soggiorno; non ci sarebbero vantaggi per le aziende italiane che esportano nel Regno Unito che diventerebbero meno competitivi per l’aumento ei dazi, e aumenterebbero, e talvolta di tanto, tutte le importazioni dal Regno Uniti da farmaci ad auto.

Anche per chi vuole studiare in Inghilterra le cose potrebbero diventare decisamente più difficili: aumenterebbero le rette annuali per le università, sarebbe rivisto il piano di sconti e detrazioni oggi in vigore. Per gli italiani che vivono già nel Regno Unito, non si è ancora capito, però, cosa cambierà.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il