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Cosa aspettarsi dagli importanti appuntamenti di domani 23 giugno e dal nuovo Direttorio del Pd di venerdì: possibili conseguenze per novità pensioni e non solo




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:07): Le ultime e ultimissime notizie riferiscono come, nonostante i tanti fronti aperti, dalle lotte intestine al Partito democratico all'esito del referendum sulla Brexit, l'attenzione dell'esecutivo sia sulle novità per le pensioni ed esattamente sull'incontro con le forze sociali. Potrebbe così riprendere vigore il confronto su chi svolge lavori più faticosi e pesanti e su chi ha iniziato a lavorare da giovane.

Alla vigilia del referendum sulla cosiddetta Brexit che domani, giovedì 23 giugno, chiamerà il popolo inglese ad esprimersi sul referendum per decidere se rimanere o uscire dall'Ue. Si tratta di una decisione importante che avrebbe impatto non solo per il Regno Unito ma per tutti i Paesi dell’Europa. Secondo le ultime notizie, non tutti i Paesi sarebbero però particolarmente esposti alle rischiose conseguenze di un’uscita dell’Inghilterra dall’Ue, e tra i Paesi che sarebbero meno esposti c’è proprio l’Italia, insieme all’Austria. Questo è quanto è stato rivelato dall’agenzia di rating statunitense Standard & Poor’s che ha calcolato l’indice di esposizione all'uscita di Londra (Brexit Sensitivity Index), basato su fattori come esportazioni di beni e servizi verso il Regno Unito in relazione al Pil nazionale, flussi bidirezionali di emigrazione, crediti del settore finanziario su controparti britanniche e investimenti stranieri diretti in Inghilterra.

Anche il governatore di Bankitalia Visco ha spiegato che tra i 20 paesi a rischio in caso di uscita della Gran Bretagna, l'Italia si trova agli ultimi posti. A mettere, invece, in guardia l’Italia dalle possibili ricadute della Brexit è l’Ocse, secondo cui potrebbe verificarsi nuova volatilità sui mercati finanziari, un nuovo aumento di spread e costi di servizio del debito pubblico, che porterebbe a nuove restrizioni  di margini di intervento nel nostro Paese, con presumibili ripercussioni su eventuali novità per le pensioni, per cui si chiuderebbe ogni porta. Nuove indicazioni su novità per le pensioni e non solo basate sulla mini pensione si attendono, sempre domani 23 giugno, dalla nuova riunione tra governo e forze sociali che, dopo le deludenti comunali di domenica scorsa, potrebbe svolgersi in maniera diversa dalla precedente.

Nell’ultima riunione con le forze sociali, infatti, il governo aveva fornito ulteriori dettagli del sistema basato sulla mini pensione, spiegandone ruolo degli istituti di credito, piano di restituzione dell’anticipo in 20 anni e con interesse (a carico dello Stato) e penalità fino al 15% per i nati tra il 1951 e il 1953 che volessero lasciare prima il lavoro, con calcolate detrazioni fiscali riservate a coloro che percepiscono redditi pensionistici inferiori. Un piano che non ha suscitato particolari reazioni dalle forze sociali, lasciando particolarmente perplessi lavoratori e pensionandi che si sarebbero invece aspettati diverse critiche a questo progetto. E domani potrebbe essere l’occasione per le forze sociali di rilanciare: come già spiegato, del resto tempo fa, sia dalla leader della Cgil che dalla leader della Cisl, il piano di uscita prima basato sulla mini pensione dell’esecutivo non convince e probabilmente le stesse forze sociali, che da tempo chiedono novità per le pensioni di quota 100 e novità per le pensioni di quota 41, si sono prese tempo per capire effettivamente quali risultati e quali vantaggi potrebbe portare il piano del governo.

Secondo, però,  le ultimissime notizie, novità pensioni di quota 100 e quota 41 non saranno al centro della riunione di domani tra governo e forze sociali ma si dovrebbe discutere di possibili miglioramenti del meccanismo di mini pensioni, tra penalità, ruolo dell'Istituto nazionale di previdenza sociale e degli istituti di credito. Ed è possibile che l’esecutivo apra a nuove richieste eventuali da parte delle forze sociali, anche se difficile, soprattutto perché in vista del prossimo referendum costituzionale d’autunno, all’indomani dei risultati delle comunali e considerando le tensioni interne allo stesso partito, la maggioranza ha bisogno di nuovi consensi, quindi anche di quello delle forze sociali, per vincere il referendum. E si tratta di una necessità conclamata soprattutto oggi quando nuovi attacchi al governo sono arrivati, ed anche particolarmente critici e forti, da parte degli ex premier Prodi e D’Alema. Proprio quest’ultimo ha chiaramente dichiarato che voterà no al referendum e, sulla stessa scia di Prodi, ha spiegato che è giunto il momento di cambiare strategia di lavoro per riconquistare consensi e riportare il Pd ad essere quel partito in cui i cittadini si sono riconosciuti nei loro bisogni e nelle loro esigenze. E Prodi ha spronato la maggioranza a lavorare in tal senso, sottolineando che in due anni, e vale a dire fino al 2018 delle prossime politiche, si può cadere del tutto, ma anche riprendersi con le giuste riforme.

Sempre domani 23 giugno è in programma la nuova riunione del Comitato ristretto per le pensioni e l’opposizione interna è più decisa che mai a chiedere di anticipare il Congresso del Pd e scegliere un nuovo segretario, mentre ci sarebbe anche chi avrebbe già chiesto le dimissioni del premier da segretario del partito; ma anche di inserire nella prossima Manovra novità per le pensioni e misure di contrasto all’indigenza. E anche in questo caso, probabilmente, l’esecutivo per puntare alla vittoria del referendum d’autunno, potrebbe concedere qualcosa anche minima. L’importante, secondo diversi esponenti politici, è che premier e maggioranza capiscano che bisogna effettivamente attuare cambiamenti, sia di lavoro, sia di organizzazione ed equilibri, cercando anche di appianare le tensioni con l’opposizione interna, perché è evidente, dopo le comunali ma anche dopo gli ultimissimi sondaggi che danno il M5S, a livello nazionale nelle preferenze degli italiani, a solo due punti dal Pd, che è al 31 contro il 29 del M5S, un vantaggio minimo che però rappresenta una grossa sconfitta per il Pd perché è destinato ad essere superato da un M5S sempre più ‘all’arembaggio’, se non dovesse far qualcosa di diverso.

Anche Matteo Richetti, ritiene che sia finalmente arrivato il momento di ridare al Paese certezze ed equilibri dopo i risultati decisamente disastrosi per la maggioranza, con nuove iniziative da mettere a punto solo andando tra la gente e rendendosi conto delle loro necessità. Stessa posizione condivisa da Piero Fassino e Sergio Chiamparino che spingono verso novità per le pensioni e ridare equità sociale, anche attraverso misure di sostegni, prendendo, in un certo senso, le distanza dal potere centrale dell’esecutivo che, invece, finora non si è reso conto di quanto importanti fossero questi provvedimenti. E nel frattempo, è stato anticipato da lunedì 27 a venerdì 24 il nuovo Direttorio del Pd e si attende con particolare curiosità il suo esito.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il