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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 100, quota 41 Governo Renzi incertezza aumenta con no segretari e caos interno

Sono attese importanti novità, anche al di là delle mini pensioni con penalizzazioni dal riassetto del Partito democaratico.




C'è tutta una partita da giocare, quella del rimpasto all'interno del Partito democratico, che è destinata ad avere conseguenze più o meno determinanti sull'attività dell'esecutivo in generale e sulle novità per le pensioni in particolare. L'opposizione interna, quella che dal punto di vista sociale chiede ben altre novità per le pensioni, continua a incalzare, facendosi forte dei risultati dei ballottaggi, e venerdì è pronta alla prima resa dei conti in direzione. Da parte sua, la segreteria politica con personalità robuste resta un'ipotesi di lavoro che Renzi sta valutando. Il problema sono i rifiuti che starebbe ricevendo proprio da chi era stato proposto di farci un pensiero, come i governatori di Lazio e Toscana, Nicola Zingaretti ed Enrico Rossi, vicini ai territori e già localmente attivi sulle novità per le pensioni.

Non è però solo la difficoltà a individuare nuove energie a mettere in forse l'annuncio di un riassetto già in direzione. Il premier segretario dice di non credere "ai caminetti" e invita ad aprire "le finestre, spalanchiamole, altro che caminetti. Parliamo, certo: ma con gli italiani e degli italiani, non dei nostri equilibri congressuali". Il premier della prima ora, contro le correnti e le poltrone, comincia a far preoccupare anche chi da due anni è in maggioranza e ora vorrebbe più collegialità. Sul tavolo della discussione di domani ci sono anche il doppio incarico, forse le novità per le pensioni e quasi sicuramente il prossimo referendum di ottobre.

Per quanto riguarda la previdenza ovvero l'ipotesi delle mini pensioni, sono troppe le incertezze, tra cui il tasso d'interesse da ripagare alle banche per la somma concessa a chi intendere ritirarsi da uno a tre anni prima; l'ammontare delle detrazioni, non per tutti, in grado di alleviare il peso delle rate; il premio assicurativo in caso di premorienza. Ma naturalmente si tratta di questioni centrali nei primi incontri con le forze sociali. E poi c'è il referendum, decisivo non solo per la costituzione in sé, ma anche per lo stesso governo. Succede adesso che il premier sta usando parole più caute per invitare alla mobilitazione per il sì.

Nessun accenno al fatto che, se vince il no, lascerà la politica. Ma, dice chi lo conosce bene, da qui a dire che fino a ottobre Renzi non ci metterà la faccia e non prenderà la sfida come un test sul governo ce ne passa. Ai fedelissimi l'indicazione del segretario Pd è di continuare a raccogliere le firme, operazione che ha avuto una battuta di arresto per i ballottaggi. D'altra parte anche uno dei più accesi critici del premier, Massimo D'Alema, annunciando il suo no al referendum, invita il premier a dire che resta comunque, proprio come dopo la sconfitta alle comunali.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il