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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 100, quota 41 quando e come si discuterÓ del secondo e del terzo e per chi

Fortemente in dubbio realizzazione di novitÓ per le pensioni di quota 100 e novitÓ per le pensioni di quota 41: modifiche in base a risorse disponibili




Le ultime riunioni tra esecutivo e forze sociali si sono concentrate soprattutto sulla novità per le pensioni basata sulla mini pensione, con il coinvolgimento degli istituti di credito e la restituzione n 20 anni di quanto percepito di anticipo, con relativo piano di ammortamento e interessi che, stando alle ultime notizie, dovrebbero essere a carico dello Stato e non del lavoratore, piano che implicherebbe penalizzazioni fino al 15% per coloro che decidono di andare in pensione fino a tre anni prima rispetto all’attuale soglia anagrafica stabilita, vale a dire a 63 anni e sette mesi piuttosto che a 66 anni e sette mesi, ma anche con la previsione di detrazioni fiscali per coloro che percepiscono redditi pensionistici più bassi. Questo piano vale dal prossimo anno per i nati tra il 1951 e il 1953, anni che però, chiaramente, per comprendere sempre gli over 63 cambieranno negli anni, passando poi a comprendere i nati nel 1954, poi quelli nati nel 1955.

Nulla, dunque, è stato detto in riferimento a novità per le pensioni di quota 100 e a novità per le pensioni di quota 41, sistemi che non sono stati assolutamente toccati nel corso dell’ultima riunione tra esecutivo e forze sociali, nonostante solo qualche tempo fa vi fosse stata un’apertura da parte di alcuni importanti ministri soprattutto per la novità pensioni di quota 100 per chi svolge mansioni faticose o le ha svolte ma anche per la quota 41 per chi avesse iniziato a lavorare prestissimo, ipotesi di cambiamento da sempre anche nelle intenzioni delle forze sociali e cui si era dimostrato possibilista anche l’Istituto di Previdenza, con particolare riferimento alla quota 41.

Adesso, invece, la situazione sembra decisamente diversa: secondo le ultime notizie, infatti, sono fortemente contrastanti posizioni e affermazioni in merito a quota 100 e quota 41, e mentre i Comitati di quota 41 fanno sapere che i problemi legati alle due categorie sopra indicate, cioè chi ha iniziato a lavorare sin a giovanissimo, e chi svolge occupazioni faticose, e relative novità di quota 100 e quota 41 saranno discusse in separata sede durante il prossimo incontro di giovedì 23 giugno tra esecutivo e forze sociali, indiscrezione che sembrerebbe confermata anche da alcune parole delle forze sociali, il ministero dell’Occupazione ha invece chiaramente dichiarato che entro la fine dell’anno, in merito a novità per le pensioni, non ci sarà alcun cambiamento né relativo al sistema delle quote né relativo alle aspettative di vita, chiudendo di nuovo, dunque, ad ogni speranza di novità per le pensioni di quota 100 e quota 41.

Ma la chiusura più evidente arriva dai numeri: in base, infatti, alle ultime notizie sui numeri del bilancio che non son disponibili risorse sufficienti per fare qualcosa su quota 41 e quota 100: nelle intenzioni dell’esecutivo ci sarebbero i progetti di anticipo della pensione con il coinvolgimento degli istituti bancari, piano di taglio delle imposte, tra riduzione dell’Irpef, anticipo degli sgravi al 2016, e misure per i più indigenti, ma i soldi non solo sufficienti per poter attuare tutte queste misure contemporaneamente e men che meno comprendendo anche novità di quota 100 e quota 41. In particolare, son necessari 10 miliardi per rispondere alle indicazioni ricevute da parte dell’Europa, altri 10 però mancano e bisogna reperirli e per farlo si è pensato a tagli e riordini di detrazioni e agevolazioni e alcune tipologie di pensioni da cui ricavare soldi da investire in altri provvedimenti.

Ma forse non basterebbero: ci sono poi quei 7 miliardi di euro che sarebbero serviti per le novità per le pensioni, scesi poi a un miliardo e quindi a quei 500 milioni di euro annui che servirebbero per la realizzazione della novità per le pensioni basata sulla mini pensione ma destinata ad una platea ristretta rispetto a quella iniziale, senza considerare poi le spese per le misure del Fondo Indigenza. In questo contesto, c’è da considerare che per molti, partendo dai tecnici dell’Economia, la priorità sarebbe quella di lavorare sulla riduzione delle imposte e bloccare l’Iva ma qualcosa potrebbe muoversi se ci si muovesse nella concreta direzione di tagli alla spesa pubblica, così come anche dei tagli alle ricce pensioni d’oro degli alti esponenti istituzionali, sia nazionali che locali, misura che, secondo le stime dell’Istituto di Previdenza, porterebbe a risparmi per 200 milioni di euro l’anno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il