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Brexit referendum Inghilterra fuori da Ue aggiornamento in tempo reale e gli italiani direbbero di no a uscita Ue

Con la Brexit potrebbe diventare più difficile rispettare l'impegno del governo a ridurre il debito pubblico.




Il referendum sui trattati internazionali non è previsto dall'ordinamento italiano. O meglio, stando alla costituzione, può essere solo di tipo consultivo. Tuttavia, se gli elettori nazionali fossero chiamati a decidere se rimanere o meno nell'Unione europea, il 68% direbbe di sì. Lo racconta la rilevazione di Ixè per Agorà, realizzata prima della Brexit. Ma quali sono le ripercussioni dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea e quali le variabili da monitorare? Il punto più sensibile riguarda il debito pubblico, giunto al 132,7% del Pil nel 2015 e la cui traiettoria dovrebbe iniziare a scendere quest'anno. Il percorso di riduzione del rapporto debito e Pil fissato nel Def di aprile prevede un target a fine 2019 del 123,8%, di ben 9 punti percentuali inferiore ai livelli attuali. Con la Brexit l'allargamento degli spread potrebbe indurre a una correzione di questo scenario.

Le banche italiane oggi hanno crediti deteriorati in bilancio per 200 miliardi (90 miliardi netti). Si tratta del pesante lascito della lunga recessione. Secondo Bankitalia entro fine anno il flusso dei nuovi Npl dovrebbe normalizzarsi, mentre la strumentazione messa in campo dal Governo aiuterà lo smalimento dei crediti a rischio su un mercato capace di elevare il prezzo di questi asset. L'obiettivo di una crescita del Pil dell'1,2% in termini reali nel 2016 verrà assai probabilmente corretto al ribasso con la Nota di aggiornamento al Def di fine settembre. Mentre secondo l'Istat l'inflazione dovrebbe rimanere appena negativa o vicino allo zero ancora nei mesi stivi, con un possibile recupero a partire dall'autunno. Il quadro potrebbe peggiorare in caso di forte instabilità finanziaria e rendere più ardua la manovra d'autunno.

Nello scenario programmatico del Def i tassi di interesse a lungo termine dovrebbero aggirarsi attorno a quota 1,67 per poi salire a 1,91 nel 2017. Con la Brexit e altri shock esterni gli analisti di mercato hanno ipotizzato uno spread Btp-Bund fino a un massimo di 300 punti base. In caso di aumento dei tassi la spesa per interessi sul debito calerebbe meno del previsto.

Quali sono gli strumenti più importanti in mano alle delle centrali? Il più rilevante consiste in accordi di swap valutario tra i principali istituti monetari a livello mondiale. Con questi accordi la Banca centrale di un determinato Paese fornisce liquidità nella propria valuta alla Banca centrale di un altro Paese e viceversa. Lo strumento è stato utilizzato a più riprese in occasione della crisi Lehman e della crisi debitoria dell'Eurozona, quando si sono creati difetti di liquidità nel mercato interbancario a livello mondiale. Dall'ottobre 2013 sei grandi banche centrali hanno reso permanenti (e attivabili in qualsiasi momento) questi accordi di swap valutario: Banca centrale europea, Federal Reserve, Bank of England, Bank of Japan, Bank of Canada, Banca nazionale svizzera.

E ancora,ecco TLTRO II: non si tratta di una misura d'emergenza, ma di uno strumento per fornire liquidità all'economia reale attraverso aste di rifinanziamento al sistema bancario dell'eurozona.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il