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Brexit aggiornamenti tempo reale referendum Inghilterra e le altre nazioni che si vogliono staccare e uscire da Ue

Vittoria della Brexit e possibile effetto domino per altri Paesi in cui vige l’euroscetticismo: quali sono, cosa potrebbe accadere e conseguenze attuali per inglesi




Il Regno Unito ha deciso: Leave l'Unione Europea e così, in maniera irreversibile, gli inglesi hanno deciso di non voler far più parte dell'Europa, una decisione che certamente non cambierà le cose in un solo giorno, ma ci vorranno due anni perchè si completi l'intero processo di uscita dell'Inghilterra dall'Europa, con le conseguenze che, però, sono già visibili e seguiremo gli aggiornamenti in tempo reale dell'evoluzione su vita economica e politica europea che questa decisione implicherà. Dopo il risultato delle votazioni inglesi e l’uscita della Gran Bretagna dall’unione Europea ci si interroga sulle possibili conseguenze che questa svolta decisamente storica avrà, per gli inglesi e per gli altri cittadini comunitari, ma anche sulle scelte politiche degli altri Paesi membri. Il principale rischio del Leave inglese è che lo stesso referendum che lascia ai cittadini la decisione se rimanere o meno nell’Europa venga indetto anche in altri Paesi. In prima fila tra quelli che hanno manifestato l’intenzione di voler fare, Olanda e Francia.

Ma si guarda con particolare attenzione anche a Spagna e Italia: sono i Paesi che cercano di ‘ammorbidire’ l’austerità delle politiche europee, senza successo però, ormai già da tempo, i Paesi dove le recenti elezioni stanno e hanno dimostrato la volontà di un cambiamento, in Spagna con Podemos che sta nettamente superando il partito socialista, in Italia con il Movimento 5 Stelle che ha dimostrato la sua crescita e i maggiori consensi che sta riscuotendo dai cittadini con la ‘conquista’ di Torino e Roma ma anche con la decisa crescita nelle intenzioni di voto degli italiani in vista delle prossime politiche.

Anche la Danimarca sarebbe tra quei Paesi contrari alla permanenza nell’Unione Europea: ma Francia, Olanda, Italia, Danimarca non sono casi isolati, tutt'altro: secondo l’Eurostat, infatti, in riferimenti a dati del 2015, la percentuale degli intervistati in Europa che ritenevano fosse positivo e una garanzia essere membri dell’Europa sono solo il 35% in Repubblica Ceca, il 37% in Austria, il 42% in Italia, mentre in base ai dati contenuti nel nuovo rapporto da Pew, si dicono contrari alle politiche di austerità dell’Europa ben il 92% dei greci, il 68% degli italiani, il 66% dei francesi, il 65% in Spagna, il 59% in Svezia. Numeri che sono decisamente cresciuti e che all’indomani dell’esempio inglese potrebbero crescere ancora.

Se effettivamente lo stesso referendum come quello proposto in Inghilterra venisse indetto anche in tutti gli altri Paesi sopra citato, rendendo dunque concreto l’attuale timore di un effetto domino, il rischio ben più grande di questo sarebbe la caduta del progetto Ue che rappresenterebbe una vera e propria disfatta economica. Per gli euroscettici, però, questa prospettiva potrebbe essere la migliore, nonostante oggettive difficoltà iniziali che ogni Paese si ritroverebbe ad affronterebbe, per avviare una reale ripresa economica in ogni singolo Paese. E c’è da considerare che la spinta degli euroscettici, che negli ultimi tempi si è già fatta particolarmente sentire, potrebbe diventare sempre più forte.

Il problema sarebbe capire come verrebbero gestiti questi processi di indipendenza dall'Unione considerando che mai si è verificata una cosa del genere ma il precedente dell'Inghilterra verrebbe visto come avvio certo. Di sicuro ora si sa solo che il processo di totale distacco dall'Ue dell'Inghilterra non sarà immediato ma ci vorranno due anni perchè si completi, innanzitutto, e cambieranno anche le regole di vita quotidiana di milioni di abitanti comunitari del Regno Unito ma anche di tutti gli inglesi stessi che vivono fuori dai confini del Regno Unito e che esattamente come tutti gli altri extracomunitari dovranno riprendere a viaggiare con il passaporto, cosa che finora non era obbligatoria, giacchè la libera circolazione dei Paesi Ue degli abitanti comunitari prevede la possibilità di spostarsi in essi con il solo uso della carta di identità. Per gli inglesi che già vivono in altri Paesi Ue verranno meno alcuni diritti come assistenza sanitaria o pensione e, in previsione di una possibile Brexit, molti inglesi residenti fuori dall'Inghilterra hanno già chiesto la seconda nazionalità proprio per non perdere i diritti acquisiti nell'altro Paese.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il