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Referendum costituzionale Governo Renzi ha deciso di non spostare la data e nemmeno mitigare l'importanza con dimissioni

Il presidente del Consiglio non ha intenzione di farsi condizionare dalla manovra finanziaria nella scelta della data del referendum.




Sale l'attenzione per il referendum costituzionale che, a oggi, non ha ancora una data. Si sa che che è previsto in autunno, verosimilmente a ottobre, prima del 20, ultimo giorno di presentazione della manovra finanziaria. Proprio questo è il punto: avendo il premier deciso di legare il suo destino politico all'esito del referendum, c'è chi propone di far slittare la chiamata alle urne di almeno una settimana. Ma stando alle indiscrezioni che arrivano da Palazzo Chigi, non solo Matteo Renzi non ha intenzione di farsi condizionare dalla legge di stabilità, ma non intende recedere dalla promessa di un suo ridimensionamento in caso di sconfitta.

Il tutto mentre un recente sondaggio SWG sulla popolarità dei leader riferisce che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al 58%, il presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico Matteo Renzi 29%, il vicepresidente della Camera dei deputati e membro del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio 29%, il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo 22%, la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni 20%, il leader della Lega Matteo Salvini 20%.

In questo contesto, un ruolo decisivo arriva dal Quirinale, anche se al momento non sono giunte indicazione. C'è invece la richiesta di Riccardo Magi, segretario dei radicali italiani, secondo cui l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano coglie pienamente le ragioni di chi solleva una questione di democrazia rispetto al referendum sulla revisione costituzionale voluta dal governo, e i rischi del quesito unico che imporrebbe agli italiani di dire soltanto sì o no a una riforma ampia e articolata della Carta, "trasformando di fatto il voto referendario in una questione personale tra il Paese e il premier, pronto a dimettersi in caso di sconfitta".

A suo dire il premier dovrebbe sgombrare il campo dai dubbi sulla modifiche costituzionali in materia referendaria e consentire anche la possibilità di votare il quesito per parti separate». Ma sul referendum le polemiche continuano. E Sinistra italiana ha chiesto in una interrogazione se rispondano al vero le indiscrezioni che parlano della costituzione di una struttura parallela operante presso la Presidenza del Consiglio con il mero obiettivo "di dirigere e orchestrare la propaganda politica elettorale in vista del referendum costituzionale, al di fuori, dunque, di ogni logica istituzionale". L'interrogazione è sottoscritta da tutti i deputati del gruppo. "I media - si legge - l'hanno denominata La Bestia e risulterebbe costituita da tre teste: di cui una politica, costituita da un gruppo ristretto e vicino al presidente del Consiglio".

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il