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Nuova riunione tra governo e forze sociali di ieri e conseguenze per novità pensioni: ancora grande delusione e un nulla di fatto concreto




Ancora una riunione ieri, 28 giugno, tra governo e forze social per tornare a discutere le novità per le pensioni da realizzare, un confronto finalmente ripreso dopo un lungo periodo di silenzio tra le due parti ma che sembrerebbe ancora ben lontano dal raggiungere una soluzione definitiva. Stando alle ultime notizie, al termine della riunione tra governo e forze sociali, Carmelo Barbagallo della Uil ha parlato di un aggiornamento nel calendario degli incontri che si terranno sempre presso la sede del Ministero dell’Occupazione, anche tra luglio e agosto, puntando a trasformare le soluzioni e le ipotesi di cambiamento in discussione i fatti concreti. Ivan Pedretti in rappresentanza del sindacato Spi Cgil, dopo il confronto, ha sottolineato la disponibilità del governo ad approfondire la discussione su fisco, rivalutazione e tutela del potere d'acquisto delle pensioni, puntualizzando, allo stesso tempo, che tale disponibilità deve tradursi in atti concreti di cambiamenti e modifiche, altrimenti quanto si continua a discutere perderà di valore.

Decisamente più dura la posizione della leader della Cgil Camusso che boccia nettamente la novità per le pensioni basata sulla mini pensione che l'esecutivo sta cercando di portare avanti definendola un sistema poco vantaggioso per i lavoratori che vogliono andare in pensione prima, un 'mutuo sulla pensione' ingiusto, considerando che ognuno ha il diritto di godere a fine carriera di quanto maturato nei tantissimi anni lavorativi, per una vita dignitosa di riposo finale. La Camusso ha sottolineato come l'intenzione delle forze sociali si sempre stata quella di modificare l'attuale legge pensioni, correggendone soprattutto gli errori e le distorsioni, ma il sistema basato sulla mini pensione, a detta della Camusso, non sembra proprio andare in questa direzione.

Sul tavolo della riunione di ieri, insieme a sistema basato sulla mini pensione, anche le questioni di rivalutazione degli assegni, estensione della no-tax area e necessità di divisione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale. Il ministro dell’Occupazione ha confermato che, pur non convincendo, si continua a lavorare sulla mini pensione per l’uscita fino a tre anni prima rispetto al’attuale soglia fissata dei 66 ani e sette mesi, con coinvolgimento degli istituti di credito, perché si tratta dell’unica novità per le pensioni possibile compatibile con i conti pubblici, considerando che si tratta del piano più sostenibile da un punto di vista economico rispetto agli altri presentati che richiederebbero l’impiego di miliardi di euro.

Il ministero dell’Occupazione, all’indomani della riunione con le forze sociali, ha parlato di ulteriori necessari approfondimenti sullo stesso sistema di mini pensione su cui restano ancora nodi da sciogliere: è vero si tratta di un sistema sostenibile e che al momento non sembra che l’esecutivo abbia intenzione di considerare ulteriori novità per le pensioni, come novità pensioni di quota 100 o novità pensioni di quota 41, senza considerare che l’assegno universale sembra ormai essere stato dimenticato, ma è anche vero che mancano definizioni precise e puntuali di funzionamento di questo meccanismo, dall’entità delle decurtazioni sulla pensione finale, tra penalizzazioni e detrazioni; all’entità stessa delle detrazioni fiscali da applicare a chi percepisce redditi pensionistici inferiori; all’entità dei tassi di interesse, che sarebbero a carico dello Stato e non del lavoratore che lasciano perplessi gli istituti di credito; ai dubbi su chi pagherà l’assicurazione come garanzia dell’anticipo percepito e di quanto sarà.

Le prossime riunioni tra governo e forze sociali, esattamente come l’ultima, dovrebbe svolgersi ancora a porte chiuse, si attendono i prossimi tavoli tecnici, mentre c’è, come confermano le ultime notizie, grande delusione da parte de cittadini, sia per la ferma posizione del governo di rimanere sulla ipotesi della mini pensione senza aperture ad altre novità per le pensioni che sarebbero più vantaggiose, sia per la poca incisione delle forze sociali in ulteriori richieste di modifiche pensionistiche al governo stesso. Il punto è che lo stesso ministro dell’Occupazione ha rimandato tutto, anche sulla mini pensione, al prossimo bilancio, proprio per capire l’entità delle risorse economiche davvero disponibili, il che potrebbe mettere a rischio, forse, anche questa novità che sembrerebbe già definita.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il