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Referendum costituzionale mancano le firma nel Pd, non si è raggiunti ancora a quota 500.000. Cresce preoccupazione

La mobilitazione e la promozione delle ragioni del sì non sta ottenendo grande riscontro sui territori.




Cinque mesi davanti, 10.000 comitati, almeno 100.000 persone, da mobilitare porta a porta e uno slogan: L'Italia che dice sì. Eppure l'obiettivo del Partito democratico di raccogliere 500.000 firme in vista del referendum costituzionale di ottobre rischia di saltare. Stando alle ultime notizie, siamo a quota 300.000, ma tra due settimane, esattamente il 13 luglio, le sottoscrizioni vanno consegnate in Cassazione, ma già alcuni giorni prima le operazioni vanno interrotte per le procedure di controllo e verifica. Intendiamoci, non c'è alcuna utilità pratica in questa raccolta firme perché il referendum si farà in ogni caso. Le ragioni vanno cercate nella mobilitazione e nella promozione delle ragioni del sì, ma evidentemente senza grandi riscontro sui territori.

Dal punto di vista procedurale, dal 14 luglio la Cassazione è impegnata nei controlli di legittimità delle richieste di referendum ed entro 30 giorni è attesa l'ordinanza. Entro altri 60 giorni il Consiglio dei ministri emette una delibera e il presidente della Repubblica indice con decreto presidenziale il referendum. Tra 50 e 70 giorni è poi prevista la chiamata al voto.

Il premier è partito dalla sua Firenze, con tappa poi a Matera, per lanciare la volata più importante. "Se non riesco vado a casa", ha ribadito il premier ponendo l'accento sull'intero progetto del suo governo. "Siamo a un bivio con l’Italia che dice solo no. Quel che abbiamo fatto è enorme, eppure non s'è fatto niente. La sfida più grande inizia adesso". E ancora: "Lo vinceremo il referendum, ne sono certo". Parole che lasciano il segno e senza dubbio saranno oggetto di confronto alla prossima direzione del Partito democratico convocata per il 4 luglio. Nel merito del testo, Renzi ha ricordato che si modifica la riforma del titolo V che fu fatta dal centrosinistra per inseguire la Lega.

Quali sono i cardini della riforma costituzionale oggetto del referendum? Palazzo Madama non voterà più la fiducia al governo. A eccezione delle materie più importanti, sarà solo la Camera ad approvare le leggi, il Senato potrà solo proporre modifiche. Sarà composto da 100 membri: i consigli regionali eleggono 74 consiglieri senatori e 21 sindaci senatori; 5 senatori saranno nominati dal capo dello Stato. Con l'obiettivo di semplificare, spariscono le materie concorrenti tra Stato e Regioni. Tornano allo Stato materie fondamentali come l'energia, le infrastrutture strategiche e l'ordinamento delle professioni. Prevista una clausola di supremazia: lo Stato può intervenire nelle materie delle Regioni se lo richiede la tutela dell'interesse nazionale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il