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Pensioni ultime notizie e prospettive novità Costamagna-Damiano scontro aperto su reali novità mini pensioni, quota 100, quota 41

Per il presidente della commissione Lavoro a Montecitorio il suo disegno di legge è preferibile alle mini pensioni dell'esecutivo.




Tutto ruota attorno alle mini pensioni ovvero alla principale novità che l'esecutivo vuole inserire nel capitolo previdenza della prossima manovra. Stando allo schema predisposto da Palazzo Chigi e adesso in via di discussione con le forze sociali, il lavoratore che ha raggiunto i 63 anni può andare in pensione prima. Per farlo il pensionando deve essere disposto a rinunciare a una percentuale dell'assegno. La decurtazione media dovrebbe essere del 3-4%, con una forchetta tra l'1 e l'8%. L'operazione verrà fatta attraverso l'Istituto nazionale della previdenza sociale che dovrà anzitutto certificare la situazione previdenziale del lavoratore, a partire dal montante contributivo, privo dei contributi relativi agli anni di anticipo (da 1 a 3). A quel punto con il soggetto finanziario ovvero banche e assicurazioni, perfezionerà l'operazione.

Si tratta di una prospettiva che non convince tutti, neanche Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro a Montecitorio, protagonista di un acceso scontro verbale con la giornalista Luisella Costamagna in occasione dell'ultima puntata della Gabbia su La7. A detta della giornalista, si tratta di una misura inadeguata, anche e soprattutto in riferimento a chi percepisce redditi bassi, che si aggiunge alla beffa degli incapienti che devono restituire gli 80 euro eventualmente percepiti. Proviamo a fare una simulazione ovvero il caso di un disoccupato senza più ammortizzatori sociali o con reddito basso, che chiede un anticipo sul 95% della pensione (1.212 euro lordi e 993 euro netti) e ipotizziamo che rientri tra i meritevoli di un aiuto pubblico in forma di detrazione, che può variare tra il 45 e il 65% della rata di ammortamento.

Il suo assegno, con la richiesta di un solo anno di anticipo, sarebbe di 943 euro al mese netti, contro una pensione netta teorica appunto di 993 euro, la rata da pagare sarebbe di 38 euro con una incidenza media annuale del 2,5%. Se l'anticipo è di due anni sempre sul 95%, la rata sale a 76 euro con incidenza media di circa il 2,5%, e l'assegno netto non cambia. Se il contributo dello Stato sale al 65%, perché rientra in una categoria particolarmente disagiata e a basso reddito, la mini pensione netta resta a 943 euro con anticipo di un anno con una rata che scende però a 21 euro con una incidenza media dell'1,40%.

Per Damiano si tratta comunque di una soluzione auspicale nell'ambito un piano sulle novità per le pensioni, anche se non il migliori. Continua infatti a preferire lo schema che permette di andare in pensione tra i 62 e i 70 anni, con almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione nell'età compresa tra i 62 e i 65 anni, e un incentivo tra i 67 e i 70 anni. Più esattamente le lavoratrici e i lavoratori che hanno maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni, potranno accedere al pensionamento flessibile al compimento del requisito minimo di 62 anni di età fino al requisito massimo di 70 anni di età, purché l'importo dell'assegno, secondo i rispettivi ordinamenti previdenziali di appartenenza, sia almeno pari a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il